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La vita istruzioni per l'uso.
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Un post su Tom ha dato vita a dei commenti interessanti circa i cellulari al cinema. Beh, io sull'argomento cellulari in luogo pubblico voglio raccontare due episodi che mi hanno segnato.
Il primo è stato al teatro dell'opera: Tristan und Isolde di Wagner. Non è precisamente un'operina da marionette, è lunga come un servizio su Berlusconi a Rete4 ed è allegra come un funerale in Bielorussia, quindi già uno non è di buonumore. Soprattutto se si sta arrivando a uno dei rarissimi punti davvero sublimi dell'opera, dopo che hai lottato contro il sonno per due ore e mezza e stai per goderti quel pianissimo così carico di passione, di tensione... Ecco, se proprio in quel momento, quando in platea tutti trattengono il fiato, vicinissimo a te un cellulare attacca a suonare più forte dell'orchestra puoi rischiare l'infarto e subito dopo l'omicidio. Se poi il cellulare come suoneria ha una musichetta è ancora peggio. Se poi la musichetta è Per Elisa, puoi passare alle vie di fatto: qualsiasi giudice dirà che si è trattato di legittima difesa. Quella volta il deficiente ha rischiato grosso. L'altro episodio mi riguarda più da vicino. Sì perché quella volta sul palco a cantare c'ero io. Concerto di quartetto in uno splendido oratorio barocco di Savona: poco pubblico, ma attento. Entriamo in sala, c'è un piccolo applauso di benvenuto, apriamo gli spartiti, prendiamo l'accordo, fiato e... Ed ecco un cellulare che squilla. "Oooh!" seccato di tutti i presenti, e visibile nervosismo di ognuno. Noi sorridiamo: siamo professionisti, siamo pazienti con il povero idiota cerebroleso di turno, non c'è bisogno di far la faccia cattiva. Sì però ora 'sto cellulare non smette. Allora? Lo vogliamo spegnere sì o... O? Oddio! Aspetta un po'...? Alzo la mano, sfodero il sorriso migliore per ingraziarmi pubblico e colleghi, e dico con nonchalance come Audrey Hepburn: "Ops!" e schizzo via. Era il mio. Per fortuna il pubblico l'ha presa bene e abbiamo rotto il ghiaccio. Si vede che essere dei poveri idioti cerebrolesi ha anche i suoi vantaggi. MacUbu - 01:47 - commenti (6)
Ma allora è proprio vero che è gay! Beh, io avevo capito subito che è bravo (e anche William Gibson, se è per quello), adesso Salam Pax scriverà per il Guardian. Maggiori dettagli nell'articolo: un giornalista lo ha incontrato e intervistato.
Forse mi sono innamorato a distanza, come Giaufré Rudel. E se riprendessi con l'arabo?... MacUbu - 01:22 - commenti (6)
Forse dovrei leggere di più l'oroscopo. Oppure farmi fare un voodoo liberatorio da qualcuno, comunque devo fare qualcosa, perché ultimamente son messo male.
Non solo non ho niente di pronto per la presentazione di oggi, ma ieri sera m'è toccato tornare a casa sotto la pioggia, in bicicletta. Era già la seconda volta nel corso della stessa giornata che mi lavavo completamente. Arrivo a casa fradicio, butto tutto nella lavatrice. Poi, al momento di stendere, mi accorgo che i pantaloni vendutimi da qualcuno (non facciamo nomi, solo link) avevano completamente stinto. Adesso possiedo due paia di mutande azzurre, una ex maglietta gialla (ex carina), una maglietta doppio azzurro, con strane venature che sembrano sporcizia, e un paio di pantaloni dal colore indefinito. Questo era l'amaro bilancio di ieri sera. Ma non era mica finito. Stamattina sono stato colto da un terribile sospetto. Sono andato a verificare: nella tasca laterale c'era un grumo irriconoscibile di carta, di un bel colore azzurro uniforme, ormai completamente inutilizzabile. Ho lavato i ticket restaurant. MacUbu - 09:59 - commenti (7)
La ditta dove lavoro è in vendita. Proprio a livello di network globale. Ormai lo sanno tutti e voglio cercare di rendere un'idea non esagerata dell'atmosfera che si respira. Avete presente quando in aereo le mascherine si staccano improvvisamente da sopra la testa dei passeggeri e cadono giù? Beh, io non l'avevo mai visto succedere su un aereo, ma qui sì. C'è quella strana sensazione da vuoto allo stomaco dovuta all'improvvisa perdita di quota.
No, anzi, è più accurato dire che tutti qui sono corsi a indossare il giubbotto salvagente, e ora scorrazzano qua e là soffiando nel fischietto, accalcandosi alle uscite per trovare un posto su una scialuppa di salvataggio. E' la legge della giungla, mors tua vita mea, non si fanno prigionieri, non si sentono ragioni. Se si può far male al prossimo, adesso è il momento per farlo. E come tutti si parano il culo, poi! Perché chi lo sa chi potrà esserci a capitanare il transatlantico che verrà (ma verrà?) a salvarci... E quindi giù, colpisci di gomito! Sotto! Dàgli al bambino innocente: chissenefrega, l'importante è saltare giù da questo rottame pieno di sfigati che affonda. Toglietevi di mezzo, stronzi! Anch'io ho già il mio giubbottino salvagente, sto correndo verso una delle uscite, ma il corridoio si complica, c'è una svolta a destra che non avevo considerato, c'è una porta sbarrata. Oddio adesso è mancata anche la luce! Eppure sento le urla dei colleghi poco più in là, devono essere vicini... ma...?! Ma cos'è quest'acqua improvvisa? E' fredda... sta salendo! No! Anche l'altra porta è sbarrata!! Il badge, presto dove l'ho messo? Ecco, dai, apriti! Non si apre: lucetta rossa!... non si apre! O mio dio, l'acqua mi arriva alla vita, aiuto. Aiutooooo! Mi sentite? Salvatemiii, AIUTOOOOO! AIUUUUUUglu!... glu... glu... MacUbu - 23:18 - commenti (1)
Da qualche giorno sto postando anche su Tom. E mi sto divertendo da matti.
...un altro colpo basso alla mia produttività sul lavoro. MacUbu - 20:15 - commenti (1)
Stavo giusto dicendo ieri sera che ho bisogno di cambiamenti. Voilà.
Stamattina sono stato sfrattato.
CERCASI BILOCALE ZONA NAVIGLI PREZZI MODICI MacUbu - 09:28 - commenti (11)
Incasinato sul lavoro. Deconcentrato, svogliato, scazzato.
Stasera sono stato al concerto della società del Quartetto: cantate per soprano solo di Bach. All'inizio, un comunicato espresso a voce da uno degli organizzatori mi colpisce: è morto Luciano Berio. Mi dispiace davvero. Ero andato una volta apposta da solo all'Auditorium di Milano a sentirlo dirigere la sua meravigliosa Sinfonia e i Folksongs. Due opere che amo moltissimo. L'Auditorium era semideserto (figurarsi se le signore cotonate vanno a sentire la contemporanea), e così mi sedetti in quinta fila proprio dietro di lui. Fu un concerto straordinario. Se ancora non l'avete, correte a comprare (almeno per cominciare) questo disco:
![]() Ah, il concerto di Bach è stato davvero notevole. Però ho saltato (ancora!) la lezione di arabo. Ho deciso che non mi presenterò all'esame finale. Tanto l'anno prossimo non conto di andarci... MacUbu - 00:42 - commenti (5)
Tim informa:Quando ricevo cose così penso che: (1) c'è chi sta peggio di me, (2) voglio cambiare compagnia telefonica. MacUbu - 18:30 - commenti (6)
Oh la la che giornatine...
Insomma che l'intercity ci scodella alla Stazione Termini alle sei di sera e già lì tutto un guardare e prender appunti, che io mica c'ero mai stato. Poi il taxi ci molla all'albergo, in via Paisiello quartiere Parioli. Un posto che dalla terrazza ho contato 10 smart parcheggiate lì sotto, e ho detto tutto. L'albergo, beh, ci si poteva dormire, ecco, per il resto da girare con gli occhi chiusi, fra bambole di porcellana incorniciate appese al muro vicino a specchi IKEA e giganteschi fiori di PVC piantati nei vasi dei ficus beniamina, e anche qui ho detto tutto. Tempo di riprendersi dallo stordimento e poi, cartina alla mano, via alla villa Borghese che è lì a due passi. La troviamo in mano all'organizzazione del Festival (si sta parlando di quello di Spoleto): nel salone grande c'è gente che allestisce la sala, stende cavi, mette pedane e seggiolini, posiziona fari, prova microfoni. Entrando, si resta senza fiato: le sale sono davvero splendide. Insomma che noi dal barocco ad oggi proprio l'abbiamo perso, il gusto (o la capacità) di far le cose in grande. Ma i Borghese, loro sì ci avevano la mano: e dipinti e stucchi e graniti e mosaici e statue e busti e bassorilievi e colonne e affreschi e appena ti giri c'è qualcosa che conosci perché è dalle elementari che il libro di storia dell'arte te lo ripropone, magari financo in copertina."Ma quello è un Caravaggio?", "No sono tre Caravaggio!" Noi proviamo l'acustica, qui e là. Non si sa quando canteremo, né dove, né per quanto. Allora andiamo a metter qualcosa sotto i denti. Torniamo e l'atmosfera è febbrile, sta arrivando il maestro. E poco dopo, eccolo qui: Giancarlo Menotti, accompagnato dal figlio e da un sacco di altra gente. Tutti fanno silenzio intorno a lui e tutti hanno il suo nome in bocca: "Il Maestro ha detto che...", "Il Maestro vorrebbe che..." (pronunciano la maiuscola, non so come fanno). "Il Maestro vuole vedervi...": andiamo. Ci spiega personalmente perché ci ha voluto lì: vuole magia, un suono che sottolinei l'ambiente. Si discute, si prova. L'acustica del salone è troppo ridondante e non si sente bene. Proviamo e riproviamo. Finiamo verso mezzanotte, afoni, quando andiamo a cenare in piazza Fiume. Oggi alle undici torniamo lì. La villa è già strapiena di addetti, uscieri, gente varia. Cantiamo nella loggia davanti all'ingresso, mentre i giornalisti entrano e si fanno accreditare prima di accomodarsi nel salone. In tutto stiamo lì un quaranta minuti buoni, cantando madrigali italiani e chansons francesi a piccoli intervalli. I giornalisti arrivano, strabuzzano gli occhi, a volte ci sorridono, poi corrono ad aggiudicarsi un posto decente. Uno degli organizzatori ci dirà: "scusate se non si fermano abbastanza e non vi danno retta... A loro fregano solo due cose: vedere se qualcosa va storto, e poi gettarsi sul rinfresco." Quando la sala è piena ci fanno segno: allora entriamo e camminando lentamente in fila attraversiamo tutto il salone cantando una lenta, melodiosa pavana. La volta affrescata sembra cantare con noi: finalmente ci ascoltano. L'accordo finale si spegne quando ormai siamo usciti dalla sala, lasciandoci dietro il necessario silenzio. In tanti ci diranno che è stato un momento magico, ma del resto era un'idea del Maestro. Qualche altro pezzo lo faremo alla fine, per invitare la gente a uscire e indirizzarsi nel giardino, dove è pronto il buffet. Menotti ci ha davvero colpito. A 92 anni è lucido e brillante come poche persone che conosco, con tanto coraggio e tanta voglia di fare (già parlava del Festival del prossimo anno...) A noi non solo ha fatto mille complimenti, ma ci ha persino invitato al Festival (forse si concretizzerà una data, vedremo.) Insomma ci ha conquistato. Il resto della giornata l'abbiamo dedicato a uno stanco turismo: trinità dei Monti, Trevi (con caffè+panini+macedonia = 50 euro!) e poco altro. Alle 5 e mezza ritorno. Sull'Eurostar per Milano seduti davanti a me ci sono due scugnizzi napoletani, avranno si e no vent'anni (ma propendo per 19). Siedono nella direzione contraria alla mia, a qualche poltrona di distanza, quindi vedo in faccia quello dal lato corridoio. Facce tutto sommato pulite, uno dei due anzi forse ha le ciglia rifatte. Parlano in napoletano stretto e non capisco niente. Ciglia-rifatte a un certo punto si alza, si volta di schiena e si allontana verso il bagno. Con un gesto veloce si riaggiusta la felpa. Il gesto è stato veloce, ma non abbastanza da impedirmi di riconoscere in un lampo, a metà infilato nei pantaloni, il calcio grosso e nero di una pistola. La cosa mi allarma: perché un liceale sbarbatello sta seduto a tre poltrone di distanza da me sul mio treno con un cannone che potrebbe aprirmi in due la cassa toracica infilato nei jeans? Dopo aver immaginato scene da film pulp, sento l'altro che parla al cellulare a uno che chiama brigadiere circa il fatto che il comando era stato avvertito, eccetera eccetera. Tutto in napoletano. Ok, sono carabinieri. Dovrei sentirmi tranquillo? Ora schiaccio i tasti del mio iBook a casuccia, stravolto dalle ore di treno, ma non dimentico il momento migliore del weekend: sono le undici di sera, di là nel salone c'è gente, ma il resto della Villa è deserto. Siamo qui, intorno a Paolina Borghese, mollemente sdraiata sul suo morbidissimo, seppur marmoreo materasso. L'acustica qui è perfetta: ci siamo solo noi e lei. Le dedichiamo una canzone. Tant que vivrai en age florissant,L'eco si spegne. "Trova il canto di suo gradimento, principessa Borghese?" Lei si limita a sorridere, ineffabile e un po' distante. Si sa, non bisogna dar confidenza alle maestranze. MacUbu - 01:29 - commenti (5)
Ma avete visto quello che succede sul blog della Mazzucato?
Io ho lasciato un commento che modestamente credo spieghi tutto: Non ci ho capito nulla. Tutto questo è molto affascinante. MacUbu - 17:21 - commenti (3)
Trovato su Gulliver di questo mese: alla galleria d'arte Mondobizzarro di Bologna dal 3 maggio al 5 giugno, la prima europea di Insalata Mista, mostra di un geniaccio ormai celebre (almeno in USA):Mark Ryden. Mannaggia che abito lontano, perché sarebbe da andare. Noi in ufficio abbiamo appeso una sua opera: un crocifisso con un angelo donna che tiene in mano una bistecca succulenta. Il nome del soggetto? Angelica carnis...
![]() MacUbu - 16:08 - commenti (4)
Ieri sera poi mi hanno trascinato a una festa all'Alcatraz: una roba Diesel che aveva a che fare con la musica. Io non ne sapevo niente. Non è stato male: musica interessante, gente sopportabile, anche qualcuno da rifarsi un po' gli occhi. Poi all'una e mezza via di nuovo per fare un salto al g lounge, semideserto. Ho scoperto che ballare mi piace ancora, anche se lo faccio troppo poco.
Stasera treno per Genova, poi prove tutto il weekend, poi via per Roma. Lunedì a mezzogiorno, se siete invitati alla conferenza stampa di presentazione del festival di Spoleto, a villa Borghese, sentirete cantare un quartetto vocale. Un cortissimo programma di musiche rinascimentali, un dieci minuti - quarto d'ora per fare un po' di atmosfera. Per noi sarà un pubblico di un certo rispetto. Sbarcherò poi distrutto alla Stazione Centrale di Milano lunedì sera alle 22. Qualcuno mi viene a prendere? MacUbu - 12:49 - commenti (6)
Non solo ho ordinato una maglietta confusa:
, ma trascinato dall'entusiasmo ne ho ordinate due anche da threadless: Stop The Nudity. Ah, sono sempre più avanti...
MacUbu - 16:28 - commenti (3)
Forse lunedì sono a Roma, per cantare col quartetto. Non sarebbe male.
Forse. Ah, e poi stasera non vado al Critical Mass: devo vedere l'amico d. che poi mi trascinerà di sicuro al G lounge. [Lo so: sono una mozzarella scaduta, andata a male e buttata via.] MacUbu - 15:49 - commenti (5)
A volte mi sembra di arrivare alla vera e propria consapevolezza (che è così diversa dalla conoscenza razionale) del fatto che potrei avere un'esistenza più ricca, potrei sentirmi più realizzato nelle cose che faccio. (Lo so, sembra lo stesso discorso del SuperE di qualche giorno fa, ma qui l'angolo di osservazione del problema è diverso: i sensi di colpa non c'entrano niente.)
Voglio dire: si può davvero pensare in grande. Cioè guardare più avanti, think out of the box, eccetera, in un crescendo di luoghi comuni. Ma come in tutti i luoghi comuni anche qui c'è un fondo di verità e a me sembra di arrivarci, ogni tanto. Mi sembra di cogliere l'essenziale e di riuscire a guardare alla mia vita con occhio maturo e consapevole. Ma sono momenti, attimi, riflessi che sfuggono: poi qualcosa turba la superficie dell'acqua, la visione sparisce, e risprofondo nel torbido del tran tran giornaliero che confonde, ottenebra, istupidisce. Mi dànno, per questo, e so che solo io sono il mio limite. Partiamo per questa sorta di gara di velocità e resistenza che è la vita, e anziché lasciarci tutto dietro per essere leggeri pensiamo di aver bisogno delle nostre certezze e rassicurazioni. Così ci carichiamo di pesantissime borse piene di attrezzi di ferro che non useremo mai e che mai ci permetteranno di prendere davvero il volo. MacUbu - 01:37 - commenti (10)
Vediamo se funziona: questo dovrei essere io:
MacUbu - 12:20 - commenti (7)
No dico, fantastico! La galleria di copertine di LP di Bollywood:
portate al massimo il numero di colori del vostro monitor.
![]() MacUbu - 11:53 - commenti (1)
Allora Splinder è un servizio ottimo, e per di più gratuito, almeno per ora. Io personalmente sono grato di averlo scoperto e di aver potuto scrivere qui i fatti miei per tanto tempo, senza problemi: ha sempre funzionato tutto molto bene.
Però ora la concorrenza scalcia: le cose migliorano sempre più rapidamente e stanno nascendo nuove piattaforme per blog ogni giorno. Ce n'è una particolarmente accattivante, secondo me. E guarda caso questa nuova piattaforma offre ai suoi blogger il feed RSS. Che è quella cosa che tutti su Splinder stiamo aspettando da un sacco di tempo, e che qualcuno ha più volte reclamato a gran voce. Insomma, Splinder in questo ultimissimo periodo sembra arrancare un po' dietro alla concorrenza ed è un vero peccato. Io non voglio cambiare, non potrei mai, però dai, ci sono diversi servizi che davvero vogliamo. Magari, chissà, anche dietro pagamento. MacUbu - 01:10 - commenti (4)
Sul blog di dege l'iniziativa a cui non potete mancare, popolo dei blogger: disegnate voi stessi come personaggi di South Park. Appena dege mi mette online (se vuole e se può) linko l'immagine di me stesso. Nel frattempo tutte le istruzioni e gli esilaranti autoritratti degli altri li trovate qui. Imperdibile.
Tempesta su Milano!
Sono terrorizzato dai fulmini, ma adoro i temporali. Così è la vita, che nasconde ciò che amiamo dietro a ciò che ci spaventa. MacUbu - 15:38 - commenti (5)
Giorni fa parlavo del sito della FIFA. Beh, ora ho trovato il sito dell'illustratore che l'ha curato: Allan Sanders. Ammazza se è bravo.
MacUbu - 14:19 - commenti (1)
Ah, quando gli uomini erano veri uomini! Fatevi un giro su questo album, e guardate anche gli altri: the pulp gallery albums. Very vintage, very chic.
MacUbu - 12:05 - commenti (3)
Mah, il post precedente mi fa un po' cagare. Non so perché scrivo certe cose a certe ore. Stavo per toglierlo, però non credo sia giusto: anche le stronzate fanno parte di me.
MacUbu - 11:39 - commenti (3)
macubu è in chat, quando una finestra di query si apre improvvisamente:
SuperE: ciao macubu: ciao SuperE: ti stavo aspettando macubu: ?? macubu: ci conosciamo? SuperE: direi proprio di sì... diciamo che io sono parte di te e viceversa macubu: aha... cioè? SuperE: non è un modo di dire. sono dentro di te, I'm U macubu: cos'è un film di fantascienza? sei la mia tiroide? sei alien? SuperE: no, stai chattando con il tuo inconscio, bellezza... ormai ti trovo solo qui macubu: ah... macubu: sei a o p? SuperE: smettila idiota! pensavi di esserti liberato di me, eh? macubu: mah, in effetti SuperE: poverino... ma guardati, alla tua età ancora sulla chat macubu: beh che male c'è? E poi non sono così vecchio: 178/67/33 SuperE: patetico SuperE: beh, non mi sfuggirai così in fretta... ed è meglio per te: io so guardare più lontano, vedo quel che tu non vuoi vedere... macubu: non attacca, carino: con 'ste scuse è tutta la vita che mi sento dire quello che devo fare e come dovrei sentirmi e soprattutto sentirmi in colpa perché, perché... SuperE: sì? macubu: perché ecco, perché **non mi sento più in colpa di niente**, o quasi macubu: sono anche più rilassato SuperE: oh, beh, non durerà macubu: ma che portasfiga! SuperE: sono solo realista: le cose belle non durano macubu: no no, tu non esisti, devo convincermi di questo... SuperE: quando mai ti è andato tutto bene? SuperE: quando mai ti sei sentito davvero rilassato, in pace... macubu: mai! perché c'eri sempre tu di mezzo a dirmi che le cose belle non durano, che non posso star mai tranquillo. Mi hai riempito di paure! macubu: ma adesso basta, io ti cancello, anzi ti banno, ti kicko fuori da qui! Via dalla mia vita, dalla mia testa, dal mio hard disk! SuperE: uh, che sfoggio di determinazione... sono impressionato macubu: ridi, ridi... sappi che sono cresciuto: sono una persona adulta! Risolta, indipendente e non suggestionabile! macubu: beh, ok, forse cazzeggio un po', ogni tanto, e allora? lasciami fare SuperE: ah, sì, sì, prego fai pure: tutto il giorno su internet, il blog, le stupidate... E poi? quando torni a casa ti senti inutile macubu: hmmmmmmNo! Beh ogni tanto. insomma qualche volta può darsi ma in generale mi sento bene, ecco magari sono un po' single, però... SuperE: non ti dai da fare! non esci mai, non ti impegni, non affronti i problemi! non dai una direzione alla tua vita! SuperE: non vuoi crescere!! macubu: sai una cosa? forse hai ragione... SuperE: oooh, lo vedi? macubu: sai cosa vuol dire crescere? io credo di averlo capito adesso SuperE: sentiamo macubu: vuol dire smetterla di ascoltare quelli come te che mi dicono "non durerà" e "sei sbagliato", vuol dire spegnerti, liberarsi di te, buttarti via, zittirti finalmente macubu: perché io non ho paura, sei tu che hai paura per me, che mi freni, che non mi lasci andare macubu: sei l'eco di vecchie voci: mai una cosa da godersi senza il senso di colpa o la sensazione di precarietà: beh, io non mi sento più precario. Incasinato sì, ma coi piedi per terra macubu: E sono stufo stufo stufo di non saper vivere la vita fino in fondo, senza riserve mentali. per cui adesso scusa ma devo andare! Vaffanculo! macubu: E poi c'è strabonoMI73 che è appena entrato nel canale macubu: beh? non dici niente? [SuperE: no such nick/channel] macubu è visibilmente sollevato. Chiude la finestra e chatta ancora un po'. Sorride, e quasi non sente nemmeno la solita vocina che ricomincia, piano piano, a poco a poco: eppure lo sai, che potresti usare il tuo tempo in modo migliore... MacUbu - 00:04 - commenti (2)
Non so chi sia, ma è comparso sul blog di marquant, un commento firmato slap-press. Andate a vedere il sito: si chiama GLUBIBULGA' ed è pienissimo di link fantastici e di illustrazioni molto molto carine. Bravi!
Il mio link preferito, per adesso è Airlinemeals.net: una galleria di fotografie dei vassoietti di 233 compagnie aeree. Moderno! Ecco per esempio Air Kazakhstan:
MacUbu - 12:21 - commenti (3)
I blog sono proprio come le persone: puoi frequentarne un certo numero, ma non riesci a star dietro a tutti.
Ci sono gli incontri fulminanti, di quelli che ti scambi il numero di telefono e subito si è d'accordissimo su tutto e ci si vede spesso, ma poi senza un perché gli incontri si diradano e si resta amici alla lontana: "ah, sì, già, è un po' che non lo vedo, ma come sta?" Ci sono quelli che conosci da sempre, che sono sempre stati con te e che non abbandonerai mai, e del cui giudizio ti fidi. Sono lo zoccolo duro, quelli dove ti puoi autoinvitare a cena e sai che un piatto caldo lo trovi sempre. Ci sono quelli che ti hanno presentato gli amici, ci chiacchieri un po', trovi degli argomenti in comune per poter far conversazione e poi però resti sul vago, non approfondisci, forse ti rendi conto che non vale la pena, oppure sei solo pigro. Ci sono le fidanzate o i fidanzati degli amici. Gli amici vorrebbero che anche tu li guardassi con il loro occhio innamorato, ma tu fai un po' di resistenza, perché li vedi sotto una luce diversa e insomma non è che ti convincano troppo, quindi stai un po' sulle tue, si sa, prima di aprirsi, meglio sondare il terreno... Ci sono quelli che stimi, perché lo vedi che hanno un sacco di intelligenza, sono brillanti, tutti li adorano, ma tu non ti senti tanto in sintonia, forse hai troppo poca autostima, insomma li osservi dall'altro lato della stanza e a volte, quando sei sicuro, ti inserisci nella conversazione, senza andare sul personale. Ci sono quelli che proprio non li reggi, anche da lontano. Magari non sai dire perché, magari ne vedi anche le buone qualità, ma proprio non ce la fai: non li puoi vedere. Ci sono quelli appiccicosi, che credono di sapere già tutto di te e ti danno consigli, ti tirano per la manica e ti toccano con le mani tutto il tempo: una vicinanza che si sono accordati da sé, una confidenza che si son presi da soli, e tu li fuggi come la peste. Ma tanto t'inseguono. E insomma, ne puoi incontrare ogni giorno di nuovi, e magari ti piacciono persino, ma dopo due o tre post che ne leggi, senti tutta la fatica del fare amicizia e ascoltare la loro storia, e insomma rompere il ghiaccio diventa così complicato e pesante che alla fine, a malincuore, rinunci e torni al tuo solito giro, dove ti trovi a tuo agio. Finisce che ogni blog è un'isola che fa parte contemporaneamente di arcipelaghi diversi che non comunicano fra loro, così come abbiamo compagnie di amici che frequentiamo abitualmente ma che restano fra loro distinte e separate. MacUbu - 12:03 - commenti (13)
A proposito di Commodore 64: adesso se siete possessori di un Nokia 3650 o 7650, o anche di un Communicator, potete installarvi Frodo, l'emulatore del nostro vecchio personal preferito. Tutti i dettagli li trovate su Macity. Così potete giocare a Crystal castle anche mentre siete al telefono. Mah.
Meravigliosa domenica a Castelvecchio di Rocca Barbena. Siete pregati di farci un salto, una volta. Il ritorno a casa l'ho fatto passando per l'interno: Ceva, Alba, Asti, Alessandria, Milano. Ho sì evitato le code, ma ci ho messo tre ore e mezzo.
Bello però: le lunghe valli a pettine delle Langhe, all'ora del tramonto, i campanili rossi in mezzo al verde, il vento al finestrino e il nastro della strada che volteggia dolcemente sui fianchi delle colline. Peccato che l'autostrada fosse chiusa: m'è toccato allungare ancora di più la strada, ma senza coda. Sono sempre stanco, in questo periodo, proprio al limite della spossatezza fisica, ma perché? Ah, e poi ho mangiato del pesce non buono, il che ha contribuito a minare la mia salute. Mi sento così a pezzetti che non ho neanche voglia di raccontare com'è andata al critical mass, per filo e per segno. Ma tanto lo hanno già fatto auro e marquant. No, anzi c'è una cosa che proprio mi ha colpito: è l'aggressività che esprimono gli automobilisti, proprio per il fatto di avere in mano un motore e trovarsi improvvisamente bloccati, senza che ne sappiano o forse capiscano la ragione: impazziscono. E ti rendi conto che è il motore a possederli, e non il contrario: è la possibilità di far rombare il potente mezzo a controllarli. Non so se riesco a spiegarmi. Come Jacques, è il servitore a farla da padrone. Strana sensazione. Ma inebriante libertà della pedalata in scioltezza in piena circonvallazione. Da provare. Ok, adesso vado a farmi defibrillare. Carica a 110, libera! MacUbu - 23:23 - commenti (2)
Stato al Critical Mass.
Divertito un sacco. Visto marquant che veniva quasi picchiato. Divertito ancora di più. Incasinato sul lavoro. Scrivo di più appena ho tempo. Se non ci venite giovedì prossimo siete delle mozzarelle scadute, andate a male e buttate via. MacUbu - 11:21 - commenti (4)
Oggi mi è arrivata la newsletter della DECCA, l'etichetta di musica classica. Si parla fra l'altro dell'uscita del nuovo disco di Juan Diego Florez, giovane e già celebre tenore peruviano (che vive in Italia).
Questo ha suscitato in me un sacco di ricordi, mettetevi pure comodi. Correva l'anno 1997 e il buon macubu si trascinava stancamente a un'età ormai preoccupante nelle pastoie di una tesi di laurea di diritto internazionale. A rallentare ulteriormente il cursus degli studi pensò un amico, che ebbe un'idea geniale: presentarsi alle imminenti selezioni del Teatro Carlo Felice per fare le comparse nelle opere di quella stagione. "Come ho fatto a non pensarci prima?" si chiese macubu e aderì con entusiasmo. Sia lui che l'amico vennero presi ed effettivamente chiamati a partecipare a una Bohème (con Gelmetti, la Mazzola, Cupido, ecc...). Avete idea di cosa sia un teatro dell'opera? Avete idea di cosa vuol dire mettere insieme e coordinare 60 coristi, 80 comparse, tutti i cantanti, i macchinisti, e così via? No, non avete idea. L'esperienza della Bohème in cui conoscemmo un sacco di persone e combinammo vari casini fu davvero epocale. Soprattutto io mi trovavo proprio dentro la mia passione, sul palcoscenico, a contatto con i cantanti e i registi, a curiosare fra le quinte in mezzo agli attrezzisti, a partecipare alle prove, quando l'opera sta ancora prendendo corpo e il direttore spiega ai cantanti come rendere i personaggi. Come se, per dire, marquant si fosse trovato su un set di Scorsese. Insomma, era bellissimo e appassionante. Ma la Cenerentola di Rossini fu ancora meglio. La Bohème era stata travolgente perché vi potete immaginare quante storie di ogni tipo fossero nate fra 80 ragazzi e ragazze in età universitaria (e quanti bigliettini passati di mano in mano, con l'opera in corso, sulla scena!) La Cenerentola invece fu più intima: eravamo solo otto ragazzi, e quindi non era necessario mandarci via per provare l'opera con gli artisti: stavamo sempre lì. Fu così che vidi per la prima volta Diego Florez. Ricordo che stavamo tutti insieme in un lato della grande sala regia, al piano -3 (i nostri camerini erano al 16° piano, per dare un'idea delle dimensioni del teatro.) A un certo punto si presenta questo ragazzino, magro, giovane, che ho subito trovato interessante. Toh!, ho pensato: un nuovo attrezzista. Invece l'attrezzista si ferma vicino agli altri cantanti e chiacchiera con loro. Poi addirittura col direttore. E alla fine, quando il piano attacca a suonare, ecco che l'attrezzista apre bocca, e canta. Restammo subito tutti in silenzio, francamente sbalorditi. Innanzitutto i cantanti in genere nelle prove di regia si risparmiano, non cantano a piena voce. Il giovane Florez, invece, magari un po' inesperto, magari per prendere confidenza col ruolo, quella volta cantò davvero. Non pensavo che una voce così grande potesse stare tutta in quel corpo in fondo un po' minuto. Mi resi conto che quel ragazzino avrebbe fatto parlare di sé. E così fu. Non era molto loquace, e con noi manovalanza del palcoscenico non ruppe mai il ghiaccio. Aveva un forte accento spagnolo, e faticava moltissimo, poveretto, a pronunciare la frase-scioglilingua di Ramiro: "senza strepito e rumore"... me lo ricordo nella luce blu del dietro le quinte, subito prima di entrare in scena, che ripeteva come un mantra, a tutta velocità: senza strepito, senza strepito, senza strepito, senza strepito... La sera della prima cantò in modo impeccabile, gli applausi furono straordinari. E io come ero, in scena? Immaginate un servitore del settecento, anzi un cuoco: con livrea di velluto blu, scarpe con tacco e fibbia (il male che avevamo tutti!), assurda parrucca/cappello da cuoco alta mezzo metro, pancia, cerone bianco e neo finto. Un bijoux. Ho anche una foto, ma la tengo in un caveau svizzero dove nessuno la troverà mai. Entravamo alla fine del primo atto tenendo in mano giganteschi piatti di polistirolo, veri e propri trionfi di frutta, aragoste, carni e cacciagione. Erano così grandi che non vedevamo dove mettevamo i piedi e si rischiava di ruzzolare. Uscivamo a conclusione dell'atto e ci disponevamo in fila fra i cantanti (rialzati) e l'orchestra, guardando in faccia il direttore e il pubblico, prima che il sipario calasse proprio davanti noi. In quel momento la musica esplode in uno dei più classici crescendo rossiniani: ("ma mi par che poco a poco...") e io sentivo tutta la potenza del coro e dei cantanti dietro di me, vedevo tutta la foga del direttore davanti a me, e sentivo la musica crescere e crescere, e improvvisamente si arrivava a un tutta forza incredibile, con i contrabbassi che facevano vibrare il palcoscenico e l'assurda torta, e il cuore accelerava e sudavo per l'emozione di questo turbine che mi attraversava completamente. Sentivo la musica nei piedi, la sentivo nelle mani, mi si rizzavano i capelli in testa e trattenevo il fiato e c'ero proprio dentro, ero al centro di questo fuoco al calor bianco che si sprigionava lì, quasi dal mio corpo, e mi sembrava, in quel momento, sì mi sembrava di essere la musica e che nient'altro potesse esistere al mondo di così puro e di così immenso. [Un microscopico frammento realaudio di quell'allestimento (ma con altri cantanti - da noi non c'era la Bartoli) lo trovate partendo da qui.] MacUbu - 21:30 - commenti (8)
Giornata un po' incasinata. 'somma che l'altro giorno accompagno marquant a cercare un regalo per fiottolino (si sa qui fra blog è tutta una mafia) e lui mi porta in questo negozietto subito dietro piazza s.agostino, un buco, proprio, ma pieeeno di Cd, DVD e libri usati e non. E io che mica me l'aspettavo ci son rimasto, cribbio.
"Ma qui ci spendo tutti i miei soldi", gli ho detto. Perché ci sono mille offerte, mille cose strane, non sapevo da dove cominciare. C'era un 45 giri di Luigi Parodi che canta Ma se ghe pensu con una foto sulla copertina che mi venivano i brividi: una visione dall'alto di piazza Principe (a genova) con la statua di Colombo e certe macchine che ora sono solo nei musei, e non vi dico i colori! Più che una copertina di disco, un'immaginetta. Splendido, poi però non l'ho preso. Ma magari ci ripenso. E mentre che lui è lì che curiosa fra i dvd io mi fiondo sulla musica classica e zac! ti becco il cofanetto di un'opera di John Adams che era un po' che mi occhieggiava dagli scaffali. El niño, una sorta di Oratorio moderno sulla nascita, nascita di dio ma anche in generale: il miracolo del venire al mondo. ![]() 2 CD 18 euro. Si poteva fare, l'ho preso. L'ho ascoltato subito e mi è piaciuto. Un po' di Nyman, un po' di Orff un po' di questo e quello, ma l'insieme, talvolta un pochino stancante, nel complesso è davvero convincente. E' un compositore che ho scoperto acquistando il cofanettone del Kronos Quartet tempo fa, e che mi ha rivelato una serie di perle una migliore dell'altra. El niño mi piacerebbe vederlo in teatro. E guarda un po': 26, 28 June 2003 Barbican CentreQualcuno mi ci porta, per favore? Se siete curiosi di ascoltarne degli estratti potete trovarli qui e qui. Quest'ultimo link rimanda a una recensione della BBC. Curiosate, gente, curiosate. Adesso devo solo trovare a metà prezzo un'altra operina lirica contemporanea: Le tre sorelle di Peter Eötvös. Ma chi ce l'avrà?
MacUbu - 18:30 - commenti (14)
A proposito di Salam Pax, c'è chi la pensa come me.
MacUbu - 00:00 - commenti (2)
Stamattina ero a Molassana, quartiere non precisamente ridente di Genova. Con il quartetto siamo stati invitati a cantare alla Festa della musica della scuola. La festa della musica consisteva in cento ragazzini delle elementari scatenati e urlanti dentro la squallida palestra dell'istituto, che assistevano a diverse esibizioni musicali. Le quali a loro volta hanno consistito in:
- coretto di nove bimbi accompagnati alla tastiera musicale - danze del gruppo di bambini, con cassetta a volume bassissimo (quindi inudibile) - coro femminile composto per metà da mamme, per metà da maestre della scuola. Caratteristiche, diciamo. - esibizione di un gruppo di insegnanti/genitori alle prese con diverse danze popolari, accompagnati (benissimo, devo dire) da violino, chitarra, fisarmonica. - noi quattro. Ovvio: dopo oltre un'ora di 'sta roba nessun bambino riusciva più a stare fermo, e neanche io, ad essere sincero. Così abbiamo fatto tre pezzi in mezzo a un casino incredibile, e poi siamo schizzati via. Premetto che ci trovavamo alla scuola già alle otto e venti del mattino. Dopodiché io sono tornato su di corsa in macchina a Milano. Sono a pezzi, davvero. Adesso mi trascino al corso di arabo, poi mi aspetta ancora il meetup del bookcrossing (OldFox, piazza s. agostino da - ehm - adesso in poi) e poi forse riesco ad arrivare a casa e avere un infarto. Forse. MacUbu - 19:47 - commenti (8)
Visto e considerato che:
- uso la bicicletta tutti i santi giorni e rischio la vita a ogni rotaia o semaforo - il giovedì sera al G Lounge è inutile che ci vada, tanto si vedono i risultati, ho pensato che giovedì prossimo potrei partecipare, finalmente, al Critical Mass. E' una vita che voglio farlo. Chi viene?
MacUbu - 12:59 - commenti (16)
![]() Wilson, Scott & Bowers [in piedi] Evans & Oates [seduti] C'è questo CD che mi hanno regalato olona74 e mulder, che si chiama FROST 79°40'. E' registrato dal vivo, il 28 agosto 1998 allo Stadttheater Oberhausen, Vestfalia del nord. La copertina dice: AMMER/EINHEIT, con PAN SONIC e GRY, Günter Rüger nella parte di SCOTT. Uno spettacolo teatrale con una musica surreale davvero molto avanti (ovvio: c'è di mezzo Olona e gli Einstürzende Neubauten), che racconta la storia della sfortunata spedizione al polo sud di Scott e dei suoi uomini, sudditi del re d'Inghilterra. E' il 1912. Oggi lo riascoltavo e mi ha colpito una frase, in particolare. La storia è nota: consapevoli di essere i protagonisti dell'ultimo atto della grande età delle scoperte, Robert Falcon Scott e tutta la sua missione inglese si avventurano sugli spaventosi ghiacci d'Antartide. Scott è un esaltato, nei suoi diari scrive: "Terra australis incognita! Tutta questa terra è una donna, e nel suo mezzo l'uomo deve piantare la bandiera del suo possesso. Per primo: Ius primae noctis!" Ma gli inglesi non sono soli sul continente: Amundsen, norvegese, sta compiendo la stessa spedizione partendo da un altro punto, e ha deciso di farlo con i cani, anziché con i cavalli (o gli asini, non ho capito) come Scott. Nonostante condizioni atmosferiche orribili e problemi a non finire, Scott e i suoi uomini arrivano al polo sud il 18 gennaio 1912. Una bandiera nera sopra una tenda li aspetta. Intorno trovano i resti di un campo, tracce di sci e di zampe di animali. Amundsen era arrivato per primo, la delusione è atroce. Il momento viene immortalato da una foto: ![]() Il resto è un'odissea che si fa sempre più drammatica. Flagellati da una tempesta continua che non accenna a diminuire, gli inglesi devono tornare indietro: hanno 1500 Km da fare. Non arriveranno mai. Le temperature sono terribili: meno 37, meno 40 gradi, sotto un vento battente, implacabile. Riescono a procedere solo molto lentamente: il sole non si vede, non si può capire la posizione, né la direzione. Perdono la strada diverse volte, rischiando di non trovare i depositi di cibo lasciati all'andata. Hanno tutti una o più parti del corpo ormai congelate. 16 febbraio: "Pensiamo che Evans abbia praticamente il cervello a pezzi." Il giorno successivo Evans resta indietro. Tornano a cercarlo, lo trovano quasi senza vestiti, le mani congelate, uno sguardo folle negli occhi. Morirà nel pomeriggio. A marzo, Oates è in pessime condizioni. Temperature sempre intorno ai -40°. Chiede ai compagni di lasciarlo indietro, ma loro si rifiutano. Una mattina si sveglia: la tempesta non ha cessato. Esce dalla tenda dicendo ai compagni: "Starò via un po'..." Non si è nemmeno infilato gli scarponi, i piedi erano troppo congelati. Non lo rivedranno mai più. Non voleva essere di peso. Scott scrive: We knew that poor Oates was walking to his death, but though we tried to dissuade him, we knew it was the act of a brave man and an English gentleman. We all hope to meet the end with a similar spirit and assuredly the end is not far."L'ultimo campo viene rizzato il 19 marzo, a 79°40'. Sono senza speranza, hanno finito combustibile e cibo. "These rough notes and our dead bodies must tell the tale..." Nonostante tutto decidono di non uccidersi. Scott scrive nei suoi diari che non rimpiange di averlo fatto. "Solo l'azione conta, non l'applauso di chi verrà dopo." L'ultima pagina del diario è datata 29 marzo 1912: "Since the 21st we have had a continuous gale from W.S.W. and S.W. We had fuel to make two cups of tea apiece and bare food for two days on the 20th. Every day we have been ready to start for our depot 11 miles away, but outside the door of the tent it remains a scene of whirling drift. I do not think we can hope for better things now. We shall stick it out to the end, but we are getting weaker of course, and the end cannot be far. It seems a pity but I do not think I can write more."I loro corpi furono trovati otto mesi dopo. Fu data loro sepoltura, e si trovano ancora là sotto la neve. La frase che mi ha colpito? Nel disco c'è la voce di uno scienziato che spiega la morte bianca: the killing effect. E dopo tutta la descrizione medica dei tre gradi di congelamento e dell'effetto che il gelo ha sulla circolazione e il sistema nervoso, a mo' di chiusa dice: "es ist nicht die Kälte die dich umbringt, es ist der Mangel an Wärme": non è il freddo che ti uccide, è la mancanza di calore. Vi sembra una tautologia? Provate a leggerla così: non è il freddo di fuori, che ti uccide, ma l'incapacità del tuo corpo di creare calore. E questa, a me, sembra una metafora significativa. MacUbu - 15:09 - commenti (18)
Ma insomma non mi date soddisfazione, nessun commento alla mia foto... Vedi poi perché i possessori di camicie bianche non si precipitano a darmi il loro numero di telefono? O è perché non si vede niente?
Vabbè, piuttosto (paulo maiora...) sto leggendo a pieno ritmo Il medico di Corte, Per Olov Enquist, Iperborea. E' stupendo! MacUbu - 19:56 - commenti (3)
Milano: il cielo si è fatto grigio scuro, improvvisamente, e tira un vento nervoso, forte. Quanto mi piace l'atmosfera della tensione subito prima della tempesta. Ecco, la finestra della stanza si è spalancata da sola, alzando fogli per tutta la casa. Vieni pioggia, abbattetevi, fulmini, sono dell'umore adatto per la fine del mondo.
MacUbu - 19:14 - commenti (3)
L'avevo detto, che non avrei resistito. Con tanto di errore linguistico, mannaggia.
MacUbu - 15:38 - commenti (2)
Poco fa scendo giù al solito bar affollatissimo a prendermi il paninotriste della pausa pranzo, visto che i colleghi si sono dileguati lasciandomi qui. Entro, come al solito è affollatissimo, mi posiziono davanti al bancone tutto di vetro con i panini esposti, come tanti esemplari di strane forme di vita in formalina sotto le luci del neon.
I due che stanno lì sono scleratissimi, non connettono, girano su se stessi con il coltello in mano alla velocità della luce, tagliano, incartano, scaldano, microondizzano, chiedono, litigano, tutto a velocità della luce: ogni volta resto basito. Ma la vera action deve ancora arrivare: si precipita sudata e trafelata una cameriera che serve ai tavolini fuori e ansima: - Scusa, ma i gamberetti? Vogliono i gamberetti, gli ho detto che non lo sapev... Lui la interrompe praticamente urlando mentre fa altre quattro cose: - me lo devono dire PRIMA, se vogliono i gamberetti, te l'ho già detto, come cavolo... ma anche lui non finisce la frase perché arriva l'altra cameriera con il cipiglio da discorso importante, tiene in mano la penna con gesto di importanza e urgenza da cellula di crisi del Viminale, e dice a tutti e due del banco: - statemi bene a sentire: la rucola... come facciamo, se ti chiedo un'insalata con rucola, gamberetti, carciof... intervengono tutti e tre insieme per rispondere, ma è il più anziano che si impone urlando e agitando il coltello: - ascoltami, ASCOLTAMI! Lattuga e carote sì, rucola no! Hai capito è finita! Come ve lo devo dire! E si volta per girare tre panini sotto la piastra. Le due cameriere schizzano via entrambe mentre a fianco a me due clienti si spintonano in contemporanea e ordinano in stereo al ragazzo del banco, che incredibilmente sembra capire. Qualcuno mi mette in mano un sacchetto: devono essere i miei panini. Esco un po' frastornato alla luce del sole e rifletto: accidenti, che vita. Forse al centro di controllo della NASA fanno una vita simile. Anzi no, vuoi mettere? Qui il livello di adrenalina è sempre alto così, a ogni pausa pranzo. Ah! L'efficienza milanese... MacUbu - 14:54 - commenti (1)
Giusto prima del weekend, che trascorrerò in casa da solo con un grosso pacco di dolciumi malsani finché i pastori alsaziani non verranno a mangiare il mio cadavere (à la Bridget Jones), vediamo di fare almeno un gesto utile: un post di servizio, signori.
Solo per voi, dal vostro fidato macubu, i siti che Creative Review ha compreso nel suo Annual: the year's most outstanding work. Alcuni sono famosissimi, altri meno. Avete un sacco da guardare... - the third place - Shawn's folk art artista canadese - Habitat - Nike Bowerman - Froufrou il sito della band - Nike Presto - the Osbournes - the minority experience - Journeys by dj label USA - Campus Fifa uno dei miei preferiti - Playstation emotions - St Lukes Agenzia di pubb. inglese - T shirt Dave - Vandal squad - Tongsville - Basedesign E mo' divertitevi. MacUbu - 14:04 - commenti (2)
Ieri sera insieme all'amico d. sono tornato al G Lounge, locale molto misto, come si dice nell'ambiente, del centro di Milano. C'era un po' meno gente dell'altra volta. Forse ricorderete un mio accenno a una certa camicia bianca?
Beh, il suo proprietario c'era anche ieri. Tuffo al cuore. Non c'era nessuno di veramente interessante tranne lui, in fondo. Quando siamo andati via, il proprietario della camicia bianca aveva un numero di telefono nuovo, nella sua rubrica. Quello dell'amico d. Sigh. L'avevo visto prima io. MacUbu - 11:12 - commenti (6)
Per la serie Avete molto da lavorare, ho appena finito di leggere il post di Salam Pax: o meglio, la raccolta di 15 entries del suo diario, dal 24 marzo al primo maggio. Ho selezionato il testo sul sito e me lo sono stampato da Word, è l'unico modo. Con corpo 10 vengono fuori quasi venti pagine.
Però meritano, ragazzi: è il racconto più interessante che io abbia letto di quel che è successo a una normale famiglia durante l'assedio, la conquista e il dopo guerra a Baghdad. Il ragazzo sa scrivere davvero bene, ha una bella testa e un carattere deciso, direi. Probabile che con tutto l'interesse che sta suscitando in questo periodo riuscirà in futuro a diventare qualcuno. Qualche brevissimo estratto che non rende giustizia al tutto: L'abitudine alle bombe: You wake up to the sound of bombardment; you brush your teeth to the rhythm of the anti-aircraft rat-tat-tats. Then there is the attack which is timed exactly with our lunch time. Dishes are fun to do while you think about the possibility of the big window in front of you being smashed by the falling tons of explosives and so on. The first two days we would hurry inside and listen with worry, now you just sigh look up to the sky, curse, and do whatever you have to do.Parole di polemica con gli americani: One more word by Americans on TV about “humanitarian aid” will make me kill my television. They have the audacity to turn us to beggars while we will have to pay for the research and development of the weapons they are field-testing on us and they do as if they are helping us with their “humanitarian aid”. Excuse me, but it would help much more if you would stop dropping those million dollars per bomb on us, in is cheaper for us in the long run. As much as I don’t like him but al-Sahaf did say it: “crocodile’s tears”, indeed.Il passaggio del tempo, in casa: I am still trying to ignore the 24 hour non stop TV bombardment. News just ups the level of my paranoia. Living in my headphones or watching silly videos. Ice Age has become a house favorite.Questo deve essere stato il giorno del bombardamento sul mercato (2/4): Actually too tired, scared and burnt out to write anything. Yes we did go out again to see what was hit. Yes everything just hurts. Conversations invariably use the sentence “what’s wrong with them? Have they gone mad?”. I can’t stand the TV or the lies on the news any more. No good news wherever you look.La famiglia ospita amici e parenti che vengono da parti pericolose della città: I have not been out of the house for the last 3 days. We are now 15 people at “Hotel Pax” although it is not so safe here everybody expects the next move to be on the west/ southwest parts of Baghdad and are telling us we will be the front line. I can only hope when push comes to shove the Americans will not be met with too much resistance and we don’t end up in the cross fire.La sorpresa di scoprire che gli americani sono già al centro della città: At around 6pm yesterday we turned on the electricity generator to check the news. Lo-and-behold, holy cow in the sky, what do we see? Iraqis trying to pull down the Saddam statue in Al-Firdaws square. That the American troops are so deep in the city was not as much surprising as the bunch of people trying to pull that thing down. By now any relatives and friends have told us that they saw a lot of American soldiers in the city, even before the 9th of April.Il saccheggio: Farhud has started in Baghdad. Farhud. The first one was the Farhud of the jews of Baghdad after they have been driven out of their homes, don’t ask me about dates. Diana told me about that one, I never knew that the word was used to describe the plunder that happened to the homes of the Iraqi jews – Farhud al yahood. Then an organized Farhud in Kuwait, that one was very systematic and state organized. Today I tell you History does only repeat itself once but it hits you a third time in the eye. To see your city destroyed before your own eyes is not a pain that can be described and put to words. It turns you sour or was that bitter, it makes something snap in you and you lose whatever hope you had. Undone by your own hands. Close your doors. Shut your eyes. Hope the black clouds of this ugliness do not reach you.Beh rischio di fare un post lungo come il suo e allora saremmo daccapo, ma insomma gli episodi raccontati sono davvero tanti: quelli spaventosi e quelli (quasi) divertenti, come questo, l'ultimo che vi cito: A conversation overheard by G. while in the Meridian Hotel – the Iraqi media center :'somma andate a leggere, via. Nuovo, lungo post di Salam Pax da Baghdad. Ora però non ho il tempo di dare un'occhiata. Andate a vedere voi, intanto.
Mai più senzaTrovato grazie a Mac world:un oggettino delizioso per tenervi compagnia nelle lunghe nottate di navigazione sui siti porno peggiori della rete, per le vostre chattate più assurde e, volendo, anche per le lunghe ore di lavoro davanti a Word. Ideale come regalo per la festa della mamma. MacUbu - 12:12 - commenti (2)
Grazie a Gat scopro la Hit parade della settimana in cui sono venuto al mondo:
1. La prima cosa bella - Nicola Di BariEcco, adesso mi sento vecchio per davvero. MacUbu - 17:18 - commenti (9)
A proposito di lingua, l'altro giorno il mio amico a. canticchiava:
Se telefonando MacUbu - 16:21 - commenti (7)
Ma "mail" è sostantivo maschile o femminile?
MacUbu - 15:07 - commenti (8)
Questi adesso parlano di reintrodurre l'immunità per i parlamentari, o quanto meno per il governo e poi fare Previti sottosegretario.
Non so voi ma a me sale un'incazzatura, ma un'incazzatura... Ma la gente non si rende conto? Viene voglia di imbracciare il mitra, cosa si deve fare per fermarli? Mi sembra sempre di più di vivere in un brutto sogno, con degli alieni che leggono Libero e credono a tutto quel che dice e applaudono al mai troppo vituperato Berluska quando si autoincensa unto del signore. Vorrei svegliarmi da quest'incubo. Beh, se è per quello vorrei anche svegliarmi senza l'incipiente pancetta da impiegato, già che ci sono. Ma almeno sono consapevole che il secondo problema dipende da me. Esiste una dieta a basso contenuto forzitaliota? MacUbu - 09:50 - commenti (9)
Biccio ricorda che è in uscita un libro curato (anche) da lui medesimo: BlogOut, una raccolta di post di alcuni dei primissimi e più noti blogger italiani: 15 pagine a testa dal 1999 ad oggi. A me sembra interessante perché magari darà un'idea di come sia cambiato nel tempo l'uso e il linguaggio dei blog. Mi incuriosisce.
Libri letti nelle vacanze:
Observatory Mansions (ne ho già discusso), 7 Cosmopolis (idem come sopra), 7/8 L'occhio del male di Björn Larsson: bel romanzo un po' troppo a schemi, 7/8 L'anno della lepre di Paasilinna: carino, ma scrittura scialbina, mah! 6/7 Cosmétique de l'ennemi di Amélie Nothomb: racconto molto ben architettato: 8 E intanto sto andando avanti lentamente con i Frammenti di un discorso amoroso che è un vero capolavoro: 9,5... E voi? MacUbu - 10:49 - commenti (8)
Oggi mi sono abbuffato a un matrimonio. Uno strano matrimonio di lunedì. Poi mi sono gettato in autostrada, e rieccomi davanti al fido iBook a Milano. Fine delle vacanze, Sic transit gloria mundi.
Sto cercando di riprendermi, in realtà. Conoscete qualcosa di peggiore di un matrimonio di famiglia? Di cugini alla lontana? E' la ricetta per l'inferno: mettete insieme una manciata di zie e prozie, zii e prozii che non vedete mai ma proprio mai, una quintalata buona di cugine e cugini tutti contrassegnati come le scottature: di primo, secondo e terzo grado (letali quest'ultimi), aggiungete un pizzico di vecchie conoscenze riemerse come per incantesimo dritte dalle nebbie di Avalon, buttateci dentro tutte le amicizie degli sposi che voi non avete mai visto, e mescolate quanto basta, facendo attenzione che la presenza dei vostri genitori non vi faccia impazzire del tutto ("tesoro lì non vedi bene, perché non vai più avanti...") In chiesa è tutto uno sprizzare di armamentario tecnologico-digital-fantascientifico, un baluginìo di led, di parti metalliche, di immagini DV in movimento (the way the camera follows us in slo-mo cantava Paul Simon), di flash sparati sugli occhi. Poi c'è il chiacchiericcio delle suddette zie e cugine sui vestiti di chiunque e poi ancora ti sorprende quanti tuoi coetanei siano così rassegnatamente disposti a inseguire la propria prole in giro per le navate. Il massimo però è la prozia ultraottantenne che sgambetta qua e là come un'altra bimba ma col bastone, in giro per la chiesa e nessuno sa perché: a domanda non risponde. E poi vogliamo parlare dei fotografi da matrimonio? Sono una forza, 'sta gente qui, mica quei professionisti compassati di una volta, scherziamo? No, il fotografo adesso fa parte della famiglia, è amicone con tutti, è simpaticissimo, da del tu ai genitori della sposa, bacia la sposa e la saluta alla fine della cerimonia, fa amicizia subito: troppo forte. L'ultimo grido è che sappiano anche le canzoni: oggi cantava perfettamente tutte le strofe di Ti rialzerà e son sicuro di avergli sentito fare tutte le seconde voci di Simbolum 77. Capito che roba? Mica cazzi! E la faccia che fa alla predica! Cosa non era di contrito, quel fotografo lì, di compreso dell'importanza del momento! Da crocifiggerlo, potendo. Poi c'è l'uscita con il riso, e passi. Poi ci si incolonna tutti con la macchina e si raggiunge il posto del ricevimento, perché mica vorrai che sia proprio lì vicino? Non è chic. Il momento da brivido, quello che tutti aspettano con ansia e agitazione mal repressa è il sedersi a tavola: avranno fatto loro i posti? E se sì, quale orrenda creatura mi avranno messo al fianco? Non conosco praticamente nessuno tranne i miei: non mi avranno mica messo vicino ai miei, vero?!? E se non li hanno fatti, i posti, riuscirò a cogliere il momento buono per sedermi vicino a qualcuno che mi ispira, oppure resterò in piedi come un cretino trovando tutti i posti occupati, finché si sentirà squillare la voce della mamma: "Tesoro ti ho tenuto un posto qui! C'è anche la mia cugina Cicci che si ricorda di te..."? Sono momenti di angoscia orribile, non so se vi rendete conto. Eppure si sopravvive, cosa vi devo dire. Forse sono invecchiato, non so. Forse ho perso un po' della mia verve, della mia cattiveria, ma oggi, per la prima volta, confesso, io ho: - giocato con i bambini - provato genuino piacere a rivedere certi parenti - provato genuino piacere a rivedere certi anziani parenti - superato l'imbarazzo e chiacchierato con amici di amici di amici - fotografato anche la mamma - esibito persino una certa simpatia - risposto con cortesia alla prozia che chiedeva "E tu non ti sposi?" - rinunciato alla seconda fetta di golosissima torta E' soprattutto l'ultimo punto che mi preoccupa. Vuoi vedere che la maledizione dell'appartenenza si sta abbattendo su di me? Forse mi sto rammollendo e finirò anch'io per partecipare a questi momenti senza nemmeno più vedere il mare di ipocrisia che vi si nasconde e che si annida dentro la famiglia, ogni famiglia. O forse sto soltanto abbattendo le mie vecchie, arrugginite difese. MacUbu - 00:39 - commenti (9)
The Dante's Inferno Test has banished you to the Seventh Level of Hell!
Here is how you matched up against all the levels:
Take the Dante's Inferno Test Beh, una semplificazione molto americana del nostro Opus Magnum. Mah. MacUbu - 23:06 - commenti (4)
Accidenti, son di nuovo a casa. Ancora una mezza giornata di libertà dovuta a un matrimonio, e poi domani sera rieccomi a Milano. La Corsica è stupenda. Lonzo, vino rosé, baguette, un po' di paté, e una terrazza sul mare: cosa serve di più?
L'idea del ritorno mi colpisce non tanto per il fatto di riprendere a lavorare o di trovarmi lontano dal mare. E' più che altro lo sgomento di accorgersi che avrò ancora a che fare con il vecchio me stesso. Un altro me stesso tanto diverso da quello rilassato e bruciacchiato dal sole che legge all'ombra sulla spiaggia o che si rilassa la sera dopo cena chiacchierando. Qual è il vero macubu? Quello della città o quello del mare? Non lo so più. E quello del mare, che sembra così attraente e divertente e rilassante esiste in virtù del mare e della spiaggia e del sole e della bella compagnia o piuttosto grazie alla brevità del tempo, al fatto che la vacanza è destinata a finire, è una piccola pausa in cui si respira? MacUbu - 22:47 - commenti (2)
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Questo blog si è trasferito qui. Aggiornare il link è una rottura di scatole, lo so. Ma fai uno sforzo. Thanks. |
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