La vita istruzioni per l'uso.
giovedì, luglio 31, 2003
Ho appena detto di no a una proposta di lavoro di un'altra agenzia.
Me ne pentirò, mi riterrò soddisfatto? Fino a quanti soldi in più avrei potuto chiedere? E professionalmente sarebbe davvero stata una scelta un po' rinunciataria? In questi momenti della vita si vede davvero quanto si vale. E non so se posso dirmi bravo. Forse sì, forse no. Come per molte cose solo il tempo è buon giudice.
A uno stipendio più alto ci si abitua subito, a un lavoro insoddisfacente mai, mi ha detto qualcuno, e penso che sia vero. Ma magari non era affatto insoddisfacente. Oh, insomma, pazienza! Basta basta con tutte queste voci in testa che non fanno altro che farmi confondere e sprecare energie mentali in pippe senza senso.
Que sera, sera.
Piuttosto, salutiamoci. Questa sera parto per le ferie. Sarà probabilmente la pausa più lunga che io mi sia mai preso da questo blog. I nuovi archivi mi hanno fatto notare che è dal 18 di novembre che sparo cazzate qui sopra. E' un miracolo di costanza, per uno volubile come me. Non so, m'impressiona. Saranno già migliaia di parole. Parole parole parole. In fondo non siamo fatti d'altro.
Bien, salut les enfants. Ci si vede verso la fine di agosto, ma francamente conto di fare un salto in qualche internet café durante le vacanze.
In fondo questa è la mia droga.
MacUbu - 14:34 - commenti (14)
mercoledì, luglio 30, 2003
Gli amici che ti chiamano per "dirsi ciao" prima di partire, l'atmosfera febbrile dei preparativi, tutti che ti chiedono dove andrai. Il solito psicodramma da vacanza.
Lo odio, ma essendo un lavoratore dipendente non riesco a sfuggirlo del tutto. Ed eccomi alla vigilia della partenza, in orrida compagnia di tutti gli altri lavoratori dipendenti e italiani medi che partono d'agosto. Il solito agosto rovente di code autostradali e autogrill sudati, di spiagge affollate, di code nei musei eccetera eccetera eccetera. Per fortuna io ho una meta piuttosto chic.
Vado una settimana in un'abbazia del quattrocento a 30 Km da Parigi a studiare polifonia fiamminga con il quartetto.
Botta de vita, eh? Altro che le calde notti di Ibiza, altro che i promiscui e immorali party di Mykonos! Mi aspettano sette ore al giorno di lezione e poi (immagino io) ore e ore di studi chiusi nelle cellette a digiuno chini sugli antichissimi inginocchiatoi.
Poi però settimana di shopping isterico a Parigi e alla fine tornerò qui distrutto, come sempre, per riprendere la stessa vita di sempre con lo stesso malumore di sempre.
Il rapporto con le vacanze è un po' come quello con i genitori: irrisolto, inevitabile, conflittuale, profondo e decisamente stressante.
MacUbu - 18:00 - commenti (5)
Update: sono cambiate le impostazioni di Splinder: si va a numeri e non più a tempo. A-ha!
MacUbu - 15:06 - commenti

Mamma, mi s'è ristretto il blog.

Adesso si vedono solo gli ultimi sette giorni e la colonna di destra si è rimpicciolita. Ma perché?
MacUbu - 14:51 - commenti
martedì, luglio 29, 2003
E vabbè, a saperlo cercare un lato divertente ce lo trovi sempre, nelle cose. Per esempio ieri è stata la città a stupirmi. Libero finalmente di tornare a casa inforco la bicicletta alle quattro del mattino. A parte i camion dell'amiu e qualche sbalestrato che inforca via Carducci a 90 all'ora, perché così si sente più maschio dominante, regna il silenzio.
Sono strade che faccio ogni giorno, ma basta questa luce diversa, gli uccelli che cominciano già a cantare e l'assoluta mancanza di persone per renderle nuove, vergini, mai viste prima. La Milano che conosco mi soffoca, mi annienta. Questa Milano deserta invece respira con me, accompagna le mie pedalate con il suo quieto riserbo, srotola con una nuova generosità le sue strade sotto le ruote della mia bici che ora viaggia rapida e leggera. Per un attimo non sono nemmeno più stanco.
Una boccata d'ossigeno, prima di precipitare nel sonno.
MacUbu - 14:38 - commenti (10)
Adesso non è nemmeno più divertente. Siamo su quel filo sottilissimo che separa il tardi dal presto. Mi gira la testa.
MacUbu - 03:26 - commenti (3)
Sono le due e diciotto minuti. E il sottoscritto è ancora sul luogo del delit... no, di lavoro. A parte qualche inaspettata, deliziosa telefonata, va tutto come al solito. Cioè di merda. Voglio andare a C-A-S-A!
MacUbu - 02:18 - commenti (5)
lunedì, luglio 28, 2003
Voglio moriiiire, voglio moriiiiiire!
Eh, che c'è? Ah, sono in onda? Scusate. No, è che stavo cristando perché anche l'ultima settimana di luglio mi tocca lavorare pesante. Lo trovo veramente disdicevole: sono le 23.30 e sono ancora in agenzia. Come dici? "Allora perché non stai lavorando, invece di bloggare?"
Ma che modi! Beh, la verità è che è la mia collega che sta lavorando. Io son qui per dare un occhio ogni tanto, darle una mano se posso e farle compagnia. La testa mi ciondola e ogni tanto cado con la faccia sulla tastiera, ma lei si è abituata.
Sigh.
Voglio moriiiiiiire, voglio moriiiiiiiiiiire!!!!!....
MacUbu - 23:31 - commenti (3)
domenica, luglio 27, 2003
Ascolto mentre guido in autostrada:
Un gay berger priait une bergère
En lui faisant du jeu d'amours requête
'Allez' dit elle 'et tirez vous arrière,
Votre parler je trouve deshonnête.
Ne pensez pas que ferai tel défault,
Par quoi cessez faire telle priêre
Car tu n'as pas la lance qui me faut.'
Chanson di Thomas Crecquillon (c.1500-1557)
La richiesta, la risposta in toni signorili e cortesi e finalmente la chiusa pungente: la signorina (che passa dal voi al tu) ha i suoi buoni motivi per rifiutare queste amorose profferte. Parole sottolineate dal solito sofisticato gioco di rimbalzi fra una voce e l'altra.
Quanta finezza, quanto intelligente, ironico gusto. Al di là del tempo e dello spazio mi sento in strana sintonia con l'opera e la forma mentis di qualcuno che non conoscerò mai. I nostri simili non sono necessariamente quelli che ci circondano immediatamente. Quelli sono i nostri prossimi.
Ma i nostri simili appartengono a una repubblica felice al di fuori di ogni dimensione i cui componenti si riconoscono da un identico sorriso che nasce sulle labbra nello stesso momento.
MacUbu - 19:20 - commenti (10)
sabato, luglio 26, 2003
Domani mi aspettano ben due matrimoni. In uno devo cantare alla funzione, nell'altro sono il testimone.
Quando lo sposo mi ha chiesto se volevo fargli da testimone gli ho risposto: "ma io al tuo matrimonio volevo essere la sposa!"
MacUbu - 00:50 - commenti (3)
venerdì, luglio 25, 2003
Ecco, sempre casini, casini, casini e io che vorrei fuggire lontano. Ma proprio lontano, uno di quei posti dove le scarpe non devi metterle mai, dove, come diceva una campagna del club med (che a me non piace), non hai nemmeno soldi in tasca perché non hai le tasche.
Invece siam qui che ci spremono fino all'ultimissimo giorno.
Mancano sette giorni. Sette lunghissimi giorni.
MacUbu - 18:09 - commenti (1)
giovedì, luglio 24, 2003
Quando non ho un cazzo da fare non so cosa scrivere. Quando avrei voglia di scrivere non ho tempo, come adesso.
La felicità è una coperta troppo corta per coprire tutto il letto.
MacUbu - 17:06 - commenti (9)
mercoledì, luglio 23, 2003

E' meraviglioso, non posso non averlo:
Exclusive: Rubik's CubeTM, the world's most challenging puzzle, combines with Homer Simpson, the world's most challenged man. - $14.95 -
Me lo regalate? Dai dai dai...
MacUbu - 12:24 - commenti (5)
Radio e internet, e che altro mi serve? L'altro giorno torno a ore assurde a casa con la macchina, in autostrada e ascolto una delle solite radio sfigate che io amo e che nessuno sopporta, come RAI3 o RADIO24. Improvvisamente sento qualcosa che mi colpisce. E' musica, si direbbe contemporanea, c'è qualcosa di filmico, potrebbe essere una colonna sonora. A tratti mi ricorda Glass (ma non può esserlo), a tratti sembra Torke, ogni tanto mi evoca Tiersen, ma non riesco a capire chi possa essere. Però mi prende, è perfetta per la guida, mi coinvolge, insomma, mi PIACE! Ma chi è? Nel momento in cui finisce e il solito speaker da RAI3 sussurra a bassissimo volume di chi si trattava, succede qualcosa per la strada che mi distrae, forse un rumore, un sorpasso, non ricordo. Fatto sta che mi perdo l'informazione fondamentale. O forse no. Ha detto Night run? Sì, l'ha detto: è bastato rivoltare Google come un guanto ed eccola, l'informazione cercata. Si tratta di René Aubry, un artista di cui non sapevo niente. E la musica? Trovata anche quella.
Io adoro questa tecnologia. Anni fa avrei dovuto andare a chiedere alla Fnac cercando di farmi capire da commessi che tutto vorrebbero tranne trovarsi lì davanti a me in quel momento. Ora ho fatto tutto da solo, in pochi minuti. Non so voi, ma a me stupisce ancora.
MacUbu - 01:35 - commenti (14)
martedì, luglio 22, 2003
Moving
Fra qualche settimana parto per le vacanze. E appena torno mi aspetta l'incubo peggiore che possa capitare a un individuo sano, metropolitano, mediamente benestante e impiegato. Il trasloco.
Mi vengono i brividi. E' incredibile come in tre anni in queste piccole due stanze si siano ammucchiati così tanti libri, dischi, vestiti, oggetti, carte, cazzate varie. Philip Dick lo chiama Kippel:
Kippel sono gli oggetti inutili, i depliant pubblicitari, le scatole di fiammiferi quando l'ultimo si è spento, la carta di un chewing gum, il giornale di ieri. Quando non c'è nessuno, il kippel si riproduce...
E' verissimo. E ora io mi trovo a dover scegliere: cosa è necessario? Di cosa non posso fare a meno? Come sempre all'inizio non vorrò separarmi da nulla. Poi, via via che l'effettiva ora del trasloco si avvicinerà, il processo di eliminazione del superfluo diventerà via via più frenetico, fino a liberarmi anche di cose cui tutto sommato tengo. Lasciare una casa è difficile, stancante, ma in fondo utile. Ti costringe a scegliere. Che cosa sono io? Cosa voglio diventare? Che immagine voglio avere di me nei prossimi tre-quattro anni?
In quei pacchi, in quegli scatoloni che caricherò sull'auto non c'è una parte di me. C'è quello che io penso di me. L'immagine che voglio avere. Perché è a questo, in fondo, che ci servono le cose.
Mi piacerebbe essere capace di disfarmi di tutto. Ma è un lusso che solo le personalità fortissime sono in grado di permettersi.
MacUbu - 00:38 - commenti (15)
Salvo qualche rara eccezione, questo banner mi sembra indispensabile. Fatene buon uso, e ringraziate la Pizia.
MacUbu - 00:20 - commenti
lunedì, luglio 21, 2003
Ecco, il linkone a Tom serviva. Antò, do the right thing...
MacUbu - 22:16 - commenti (3)
domenica, luglio 20, 2003
Serie di scazzi per problemi inerenti alla casa. Che palle.
Adesso ritorno in città, per andare a lavorare. Perfetto.
Comunque stasera io al Tom party ci vado. Ci si vede là?
MacUbu - 12:53 - commenti (2)
venerdì, luglio 18, 2003
Ah, e oggi sono in ferie. Ieri sera concerto a Genova. Mi sembra andato benino. Nascosti fra il pubblico c'erano anche dei bloggers! Sono sicuro, giuro: li ho visti proprio io con i miei occhi! Mah...
A cosa serve essere in ferie? A lavorare da casa, con la mamma che rompe, proprio come ha sempre fatto, e non potendo andare al mare che sarebbe qui a due passi.
Però non so mica se farei cambio.
MacUbu - 08:34 - commenti (2)
Non ho parole. Il ping-pong versione Matrix. Questo sì che è un effetto speciale. Non è una delle cose più belle che si siano viste in giro di recente? Il link manda a uno streaming Windows Media.
MacUbu - 08:29 - commenti (1)
mercoledì, luglio 16, 2003
Ah beh, se cominciamo così...
Ho appena versato 2000 euro fra acconti, spese, anticipi, affitti e frattaglie per la nuova casa e scopro che la prossima settimana ci andrà una ditta a farci un buco in mezzo per vedere come risolvere un piccolo problema: il pavimento ha ceduto di qualche centimetro. Aaaaannamo bbene!
In più il mio cellulare ha pensato bene di rompersi: un tasto non funziona, si spegne continuamente e a volte rifiuta di accendersi per intere mezz'ore. Se provate a chiamarmi e trovate spento, lasciate un messaggio dopo il bip.
Bella giornata.
MacUbu - 18:36 - commenti (3)
Rilassante quasi come quello vero. Un modo per rilassarsi. Grazie slap-press.
MacUbu - 11:51 - commenti (3)
martedì, luglio 15, 2003
Sigh. Io non so tenere in mano una matita, disegno ancora esattamente come quando ero all'asilo (ma con meno cura) e ho una grafia scoordinata da psicopatico. Quindi quando vedo certe cose mi viene proprio da piangere. C'è questo Kevin Cornell che mi fa impazzire. Non solo il suo sito è meraviglioso (provate a interagire con l'orso), ma date un'occhiata al suo sketchbook. Voglio dire, questo è proprio sprezzo per i meno abbienti. Che cattiveria. Se c'è una cosa che adoro sono gli sgorbi che chi sa disegnare fa senza pensarci su, magari al telefono. Questo libbricino ne è pieno, ed è presentato con un gusto meraviglioso. Vi prego di notare il lettering, la qualità dell'animazione, e il fatto che se cliccate sui disegni saltano perfino fuori delle simpatiche spiegazioni.
Lo odio. Tanto per cambiare.
[Ma si potrà imparare a disegnare alla mia tarda età?]
MacUbu - 21:23 - commenti (5)
Ho deciso di fare qualcosa di importante per salvare la patria. No, non lasciarla, brutti malignetti che non siete altro. Questa cosa della crisi idrica, pur essendo in gran parte colpa del sistema idrico nazionale, grazie al quale si perdono 4 litri su 10, mi chiama un po' in causa. Perché io ho sempre pensato che dell'acqua facciamo un uso distratto e irresponsabile. Ho deciso di non farmi più la doccia ogni mattina, ma una sì e una no, salvo esigenze particolari. Stamattina mi son lavato a pezzi (e, vi prego di credere, con grande accuratezza) e questo ha comportato un gran risparmio d'acqua.
Poi ricordatevi di chiudere il rubinetto mentre vi spazzolate i denti al mattino.
MacUbu - 18:26 - commenti (9)
lunedì, luglio 14, 2003
Sabato, mezzogiorno e mezza, sono seduto all'ombra traditrice degli ulivi a leggere. Traditrice perché scoprirò troppo tardi di essermi ustionato le spalle, mentre leggevo, ignaro dei raggi ultraviolenti (come li chiamava Govi) che filtrano indisturbati tra le fogliette bicolori.
Dentro, la casa è quasi finita. Il capo cantiere è appena andato via insieme all'operaio palestrato che sembra un campione di body building, rimane solo un signore che dà l'ultima mano di colore alle pareti insieme al suo garzone. Quando staccano per pranzare, si apparecchiano un tavolo all'ombra anche loro, godendosi la brezza del mare. Il garzone è un ragazzo sui venticinque dritto come un fuso e serio come un seminarista. "Se vuol favorire..." mi dice senza guardarmi mentre tira fuori pane, pomodori, salame. Ringrazio, ma non ho ancora fame. Poi esce anche il suo capo, che è un uomo magro sulla cinquantina, capelli e barbetta bianchi, l'aria da lupo di mare. Quando finiscono di pranzare l'uomo si accende una sigaretta, mi si siede vicino e attacca bottone.
Si comincia col tempo, quanto è caldo, quanto si sta bene all'ombra, i lavori in casa, e così via. Poi, impercettibilmente, lui comincia a raccontarmi della sua vita. E in un attimo tutta una gioventù a piedi scalzi sulle spiagge di Lecce prende vita fra uno sbuffo di fumo e l'altro. "Ho fatto il contrabbandiere di sale" mi dice fingendo di vergognarsene, e invece è orgogliosissimo: "mi mandava mia madre, di notte, su per i sentieri, con il sacco in spalla." Mette la mano piatta davanti a sé: "Sette, otto anni, eh? Mica come quei ragazzi di oggi, ventenni che non sanno fare niente!" Poi mi racconta di quando andava a raccogliere il tabacco, dei cantieri, del mare... Strizza gli occhi e guarda l'orizzonte "Eh, quanti lavori!"
Mi soppesa un po' con lo sguardo: "Oggi 'sti ragazzi qui hanno voglia di far niente, c'hanno tutto pronto. Vengano giù in Puglia a vedere come si lavora! L'altro giorno un muratore di vent'anni mi dice 'mi son fatto un culo così!'. Ma quale culo, ho detto: ti sei sbagliato, volevi dire 'non ho fatto un cazzo' e hai sbagliato parola!"
Mi sento vagamente in colpa. Vorrei tanto non avere questo libro in mano.
Poi si parla del cibo, del pane e delle friarielle friselle. Non so cosa siano. Lui fa portare il sacchetto al garzone: non glielo dico ma ho capito! Sono come i granelli del Mulino Bianco o una roba simile. Se le è fatte mandare da Lecce. Vanno bagnate e poi sopra ci si mette il pomodoro, l'olio. Ne prendo una: è buonissima. Più tardi, quando hanno ripreso a lavorare, vado a raccogliere due pomodori e un cetriolo. Sarebbero perfetti con una friariella frisella ma non mi va di chiedergliela: son lì che faticano loro, e a casa mia...

Acquarello ha capelli brizzolati, fossette intorno al sorriso e occhi di giada. Inspiegabilmente non ha ceduto al mio fascino irresistibile, e questo è uno dei tanti misteri della vita. In compenso mi scarrozza su e giù da Milano e mi invita alle grigliate a casa sua. Casa, però, è un termine riduttivo. Sabato sera ci abbiam messo un quarto d'ora a girarla tutta e mi è presa un minimo di depressione quando ho realizzato che la stanza del fratello è grande come il mio bilocale di milano. In camera sua, invece, quattro (4!) decoder satellitari si ammucchiano sotto la TV. Sarà per questo che a. sa dirvi nome, cognome, vita morte e opere di ogni attore di sit-com dal 54 a oggi? Potrebbe farne un mestiere. Dettaglio chic: in casa vive una domestica, ma il suo indirizzo è diverso, ha un altro numero civico. Ci mancherebbe. Comunque, caro acquarello, ancora non mi hai invitato a finire gli avanzi. A quando?

Domenica poi viene marquant giù a trovarmi. Ci concediamo una giornata stancante ma (direi) piacevole. Cominciamo con granita con la panna e brioche siciliana a Castelletto, panorama della città e poi mare e solo mare fino alle sette di sera.
Varazze, ovviamente. Il giorno prima mi sono scottato le spalle, così per tutta la giornata mi esibisco in espedienti sempre più umilianti per sfruttare al meglio la risicatissima ombra che lo scoglio concede. Praticamente di me si vedono sempre e solo i piedi spuntare da cespugli, mucchi di sassi, fogli di quotidiano, ecc. Uno spettacolo imbarazzante. Marquant, lui, signorile come sempre, sembra manco farci caso al sole. Mah.

Poi si torna in città, si prende l'aperitivo alle erbe, si gira in tutto il centro storico alla ricerca di un posto dove cenare (senza trovarlo). Un'ombra indistinta attraversa il mio campo visivo in piazza Campetto. Marquant e acquarello si agitano: è un attore famoso. Sono gli unici due a eccitarsi per la cosa: noi non l'abbiamo visto e ci sono problemi più urgenti da affrontare, qui, come una fame pazzesca.
Alla fine una pizza la troviamo. Dopodiché ci tocca il ritorno trafficatissimo per Milano. Mai vista un'autostrada così piena di vita a mezzanotte. Quando scodello il divo marquant a casa mi sembra provato. Sarà mica stata la mia conversazione? No no, lo attribuisco al mare, si sa che stanca. Io non sto meglio però. Mollo la macchina tutta storta sotto casa, salgo le scale a due gradini alla volta e finalmente svengo sul letto.
Se solo la mia vita fosse un lungo weekend.
MacUbu - 23:03 - commenti (7)
Anch'io anch'io, rubando da Labranca:
MacUbu - 13:15 - commenti
Cazzo mi tocca lavorare, e pensare che avrei un bel po' di cose da raccontare sul weekend. Ma magari lo fa prima lui. Comunque, tanto per dare comunicazione di servizio, ho trovato casa. Corso Vercelli, proprio a fianco al cinema. Già vedo un fiume di denaro trasformarsi in pellicola...
MacUbu - 13:11 - commenti (6)
venerdì, luglio 11, 2003
Mi piace quando si parla di musica, soprattutto quando ne parla chi ha tanto da insegnarmi: Alberto Notarbartolo scrive di musica su Internazionale. Très chic.
MacUbu - 12:53 - commenti (4)
La fatica iniziale si trasforma in automatismo. Il cammino del cambiamento personale è una via crucis a lieto fine. Almeno così c'è scritto sul manuale delle istruzioni.
Sarà ma non so voi però qui è un casino allucinante. La vita, dico.
Oh, se solo avessi il Fai-la-cosa-giusta Beghelli.
MacUbu - 00:21 - commenti (3)
giovedì, luglio 10, 2003
Questo sito è ottimizzato per Macintosh.
Ci hanno detto che su PC a volte ci sono dei problemi di compatibilità. Non ce ne frega assolutamente niente.
Non potevo non linkare un sito che si presenta così fin dalla homepage. Il deboscio: lo conoscono già tutti, ma fa sempre bene.
MacUbu - 14:51 - commenti (3)
Oggi giornata lavorativa piuttosto da incubo. Mi rendo sempre più conto che non è tanto che voglio cambiare lavoro. No, proprio il concetto di lavorare mi opprime. Che generazione di smidollati. Oppure devo parlare solo per me?
Comunque oggi, tanto per dire l'ambiente, ho lavorato su un progetto talmente segreto che mi hanno costretto a firmare dei moduli in cui si dice che se qualcosa trapelerà di tal progetto, io, la mia famiglia e tutti i miei conoscenti verremo fisicamente liquidati nell'acido da sicari yemeniti appositamente addestrati. Questo è il livello di paranoia al momento.
Non avete idea di quanto mi prudano le dita adesso qui, sulla tastiera...

Ho bisogno di distrazioni, e c'è qualcuno là fuori che deve portarmi a prendere un gelato da certe tipe un po' esuberanti, vero? ;) Facciamolo presto, s'il vous plaît.
Ho bisogno di conoscere persone nuove.
MacUbu - 01:44 - commenti (7)
mercoledì, luglio 09, 2003
Stanotte mi sveglio alle quattro completamente sudato. Mi rendo conto che mi gira la testa, nonostante sia sdraiato. Mi spavento. Mi alzo con difficoltà e mi rendo conto che sto a malapena in piedi. Poi capisco: ho lasciato acceso lo zampirone e il fumo ha saturato la stanza. Spalanco la finestra, l'aria fresca mi fa bene, il naviglio è deserto.
Mi sono sentito triste.
MacUbu - 10:29 - commenti (8)
L'elezione diretta dei PM è un sotterfugio che grida vendetta a dio. Sottometterà quella che dovrebbe essere l'azione legale dello stato al volere di un popolo drogato dalle soap di mediaset e dalla propaganda degli idioti forzitalioti. Ma li vogliamo fermare o no? Altro che repubblica delle banane, qui stiamo facendo la fine dell'america latina. Con rispetto parlando.
(Ma perché mi incazzo così?)
MacUbu - 10:04 - commenti (4)
martedì, luglio 08, 2003
[Quante storie, eccomi qui! Con uno di quei post-fiume che servono giusto a scrive per non dimenticare le cose vissute. Semmai posterò un riassunto, per chi ha fretta...]

Domenica, sono le nove di sera e sono seduto vicino a t., la contralto, nella galleria del teatro Verdi di Gorizia. Il sipario è chiuso, ma dietro sappiamo che ci sono gli altri due del quartetto e tutti gli altri rappresentanti dei gruppi che hanno partecipato a questo concorso internazionale. Vengono da tutto il mondo, dalla Norvegia, da Taiwan, dall'Ungheria, dagli Stati Uniti. Fra poco il sipario si aprirà e il presidente dell'organizzazione darà l'elenco dei vincitori. Sappiamo solo che siamo fra i primi cinque e quindi stasera canteremo al concerto finale. Ma in che posizione ci siamo classificati? T. ed io ci guardiamo in silenzio. Tutto il teatro è pieno di gente nella nostra stessa condizione. Se volevano creare suspense ci sono riusciti benissimo.

Che ci facciamo qui?
Gorizia, bisogna dirlo subito, è lontanissima. Arriviamo stravolti in macchina al sabato pomeriggio e cerchiamo i Salesiani, visto che siamo ospitati lì. Io non ho capito bene perché, ma dovunque nel mondo i salesiani hanno delle sedi enormi e ricchissime. Qui ci sono due o tre costruzioni abbarbicate intorno alla chiesa, del tutto deserte: c'è solo qualche ragazzo che gioca a pallacanestro e non ci degna di uno sguardo. Mentre cerchiamo qualcuno che ci dica dove possiamo scaricare i bagagli, passo vicino a un gruppetto di ragazzini intorno a un tipo un po' più grande. Sento che quello più grande dice con il suo accento tanto simile al veneto: "...perché certo, se per te la messa è una noia... invece lo devi pensare come un incontro d'amore..."

Siamo qui per il concorso internazionale di canto corale: ci sono tante categorie, i cori vengono, cantano davanti a una giuria e davanti al pubblico e poi c'è chi vince e chi no. Facile, a dirsi. Ma saranno vent'anni che nessun italiano si piazza al primo posto. Noi concorriamo nella categoria dei gruppi vocali, con un repertorio esclusivamente contemporaneo. Son tutti pezzi scritti per noi e credetemi, sono strani forte.
Il sabato passa provando e riprovando, presentandoci alla segreteria del concorso per le formalità e facendo amicizia con il quartetto di ragazze (o forse signore) norvegesi allegre e rubizze che domani saranno in gara contro di noi. Mi sono simpatiche ed è solo per questo che non verso del guttalax nella loro acqua da bere. Si sa, con la concorrenza l'unica strategia efficace è la prevenzione.
Ci danno il programma del concorso, con tutti i curricula e le foto dei cori che partecipano e dei giurati. Lo sfogliamo con attenzione: come canteranno tutte queste persone? Noto che fra i premi che verranno distribuiti c'è anche quello di composizione. Quest'anno lo danno ad Arvo Pärt, una sorta di mito della musica corale. E' estone, di Tallin, e io penso: che tristezza 'sti premi dati così in contumacia a queste celebrità a cui non può fregare di meno...

Dies ansiae
Un concorso provoca sempre una certa ansia. Molta ansia. Domenica, ore undici. Siamo nel sottopalco dell'auditorium dove si effettua il concorso, stiamo per salire. Mi sto cagando in mano ma faccio bene finta. Del resto ho sulle spalle centinaia di concerti. Giuro. Ne ho viste di peggio. Però qui sai che la giuria ha in mano le partiture, sai che ogni errore conta, sai che diversi giurati hanno sicuramente l'orecchio assoluto, sai che non basta essere comunicativi per mangiarti il pubblico. E' richiesta la perfezione. Cerco di non pensarci. Alla mattina presto abbiamo provato l'acustica della sala: è molto secca, quindi difficile per noi. Tutto intorno, l'auditorium è pieno di ragazzi e ragazze di ogni età, tutti con le partiture in mano, con le divise dei vari cori, con i leggi, le valigie, si sentono lingue diversissime. Non fosse per l'ansia, mi godrei questo ambiente eterogeneo e divertente. Ecco l'applauso del pubblico per il gruppo precedente, ecco aprono la porta della scaletta che ci porta su, ci guardiamo ancora una volta, vai che li stendiamo. Stringo la cartellina, annunciano il nostro nome. Salgo le scale.

Quando poi hai cantato, il resto è stare comodamente seduto in sala e goderti gli altri, finalmente tranquillo di aver fatto quel che potevi. Non siamo davvero soddisfatti di noi: ci sono stati errori che forse solo noi e qualche giurato ha colto, ma uno o due li consideriamo gravi. Peccato. Gli altri ci sembrano tutti bravissimi, ovvio. Il livello generale, ci rendiamo conto con una certa sorpresa, è altissimo. Tranne un coro ungherese che ci annoia molto, tutti portano un repertorio interessante, anche quando si tratta di musica antica. Certo, siamo contrariati: questa è la categoria gruppi vocali, ma qui di gruppi solistici, ovvero con un solo cantante per voce, ci siamo solo noi e le norvegesi. Tutti gli altri sono gruppetti ridotti, "riassunti" dai cori più grandi che infatti partecipano in più categorie. A noi non sembra molto giusto: l'effetto è diverso e anche la difficoltà, la "scopertura" è molto più grande a cantare da soli. Mah.
Tocca a quelli di Taiwan, e siamo curiosi di sentirli perché hanno scelto un repertorio strano per un concorso in Italia: il sicut cervus di Palestrina e altre cose simili. Che è come se noi andassimo a cantare il jazz in un concorso a New Orleans: follia. In effetti cantano benissimo, con grande compostezza e amalgama, sono bravi. Ma qui ci vuol altro.
Quando tutto finisce ce ne torniamo dai salesiani per pranzo. Fino alla sera, quando ci sarà la cerimonia di premiazione e il concerto dei vincitori, nessuno ci dirà niente.

And the winner is...
Nel pomeriggio però arriva la telefonata: siete fra i primi cinque (su dieci): quindi stasera al concerto finale dovrete senz'altro cantare. 10 minuti o un quarto d'ora ai primi classificati, 5 a tutti gli altri. E lì partono i nostri film: siamo piazzati, ma come? Facciamo e rifacciamo mille volte la nostra classifica mentale. Magari il primo premio non l'hanno nemmeno assegnato, magari hanno vinto le olandesi che stanno anche loro qui dai salesiani. Mah. Crediamo di non meritare il primo posto, ma nemmeno di essere troppo in fondo. Il pomeriggio passa fra una visita al castello che sovrasta massiccio e severo la città e le prove per la sera.
E alla fine eccoci lì: v. e a. sono dietro al sipario, io e t. in galleria, ad aspettare.
Il sipario si apre, scoppiano gli applausi e le urla, specialmente quelle di un coro di 50 (cinquanta!!) ragazzine ungheresi che urlano come ossesse e sono tutte vestite con i loro costumi tradizionali, che sembra un convegno di sosia di heidi, con le loro treccione intorno alla testa. Eccoci, siamo alla nostra categoria: quinto classificato... il quartetto delle norvegesi. Ho il cuore che batte. Ma non avevo detto che i concorsi non servono a niente e che non me ne frega? Zitto, che sta dicendo il quarto classificato! E' il coro delle olandesi! O mamma mia, io e t. ci stringiamo le mani: visto come è andata adesso tutto va bene: terzo posto... siamo noi. Gasp. Per un attimo ci abbiamo creduto, ma siamo contentissimi. Al secondo posto? Oddio, non è possibile il coro ungherese che ci ha così annoiato? Si vede che la giuria aveva altri canoni di valutazione. Però siamo scettici. Il primo premio non è stato assegnato.
Ma non è finita qui. Vinciamo anche il premio per il miglior gruppo italiano e quello per il miglior gruppo solistico. Ok, eravamo in due gruppi solistici, ma questo mica tutti lo devono sapere, no?
Siamo soddisfatti del risultato, però non riesco a negare a me stesso che in fondo mi sarebbe piaciuto vincere il primo premio. Adesso corriamo via: dobbiamo uscire dal teatro, rientrare dall'ingresso artisti e prepararci per il concerto.
Ma ci sono altri premi? Ah, sì quello di composizione: due orrendi quadri, cosa fanno glieli spediscono? No? Come sarebbe a dire "invito il maestro a salire sul palco"? Arvo Pärt è qui?! E' qui!! Non ci posso credere! Ho cinque o sei CD di musica sua sullo scaffale e lui è qui? E io ho dimenticato la digitale a casa? Idiota! Non solo, ci sentirà cantare! E' accolto da un uragano di applausi.
E' smilzo, timido al limite del ridicolo, si schermisce. Si avvicina lentamente, maaaagro, al microfono e dice nel suo inglese stentato: "Thank you, thank you... You know, Gorizia is so far away from Tallin... and in this big distance... there are hundreds of good composers..." Ridiamo. La traduttrice e il presidente lo guardano esterrefatti. "Why me? Do you like my music?" Ho deciso che lo adoro. Tutti lo applaudono moltissimo.

Luci della ribalta
Per noi, in realtà sarà una serata meravigliosa. Abbiamo sei minuti da usare sul palco, e ora che tutto è deciso affrontiamo questo teatro piuttosto grande e dall'acustica secchissima senza grande stress. Ci divertiamo. Cantiamo bene, comunichiamo bene con il pubblico che ci ripaga con grandi applausi. Siamo felici e si vede e in scena non c'è niente che funzioni meglio.
Dopo il nostro turno via di nuovo a cambiarsi e poi di corsa in sala a sentire i vincitori dopo di noi. E qui davvero il bello di questa manifestazione viene fuori, ci godiamo le spettacolari performance degli altri cori. Quelli di Taiwan, così impacciati stamattina con il repertorio di Palestrina, ora intonano un canto tradizionale cinese: a un cenno della loro direttrice ondeggiano a destra e a sinistra tutti insieme, dolcemente, elegantemente. Ed è un canto che scioglie le vene e ho la pelle d'oca e mi sembra di essere in qualche grande film cinese in una di quelle immense inquadrature a campo lungo e loro sono improvvisamente bellissimi, pieni di grazia, fratelli e sorelle lontani, compagni in un'unica armonia che ci unisce.
Lo so è orrendamente sentimentale, ma è più forte di me. Mi succede anche con il coro delle 50 Heidi. Sul palco sale per primo solo il direttore, loro non si vedono. Lui sussurra una nota nell'aria, poi attacca con un gesto secco a dirigere. Per un attimo non succede niente, poi una ragazzina entra, cantando un'esile, sottilissima melodia. Non si capisce dove inizia e dove finisce, dev'essere un canone. Ne entra un'altra, poi un altro gruppetto dall'altra parte del palco, poi ancora un altro gruppo da una quinta più indietro e ora l'armonia si fa complessa, densissima, ma perché il suono sembra venire da ogni parte? Perché loro sono in ogni parte del teatro! Eccole che entrano in fila dalle porte della platea, sono ovunque! Come un'invasione di Heidi, ma senti come cantano, esili, precise, perfette è come essere circondati da mille fili d'argento, sottili e luminosi, è una dolcissima ragnatela di cui solo il maestro forse conosce il segreto, siamo stupefatti. Quando il canto si spegne e le ragazze restano ferme, sparse per il teatro, ci chiediamo, ma come hanno ottenuto una simile disciplina, un simile controllo da queste bambine? E' inumano. Per forza poi i cori dell'est si piazzano così bene nei concorsi: è che alle elementari li chiudono per venti giorni in un campo di concentramento dove non fanno altro che cantare e cantare. Non può che essere così.
E alla fine il coro vincitore di molti primi premi in tante categorie diverse: sono norvegesi, di un paesino al confine con il circolo polare artico. E sono semplicemente fantastici: calorosi, divertenti, pieni di energia, non hanno niente dello stereotipo norvegese, ma hanno stracciato in scioltezza tutti i cori più latini. Grandiosi.
Dopo, davanti al teatro c'è ressa. Molti ci fanno i complimenti, noi li facciamo agli altri, è semplice, è bello. Alcuni giurati vengono per dirci che hanno apprezzato tantissimo, che ci hanno dato voti altissimi, si complimentano per la scelta del repertorio così inusuale. Evidentemente quelli che ci hanno votato meno sono tutti gli altri che non si son fatti vedere. Incontriamo Arvo Pärt, che ci fa i complimenti, ci stringe le mani e poi dice: "You have... er... real voices!..." Che noi decidiamo di interpretare così: a differenza di questi cori nordici che hanno un'intonazione perfetta, ma con un'emissione vocale molto "fine", molto controllata, noi cantiamo a piena voce. E' una cosa che notavamo anche noi, e di cui siamo anche un po' fieri.
Gli smolliamo subito un biglietto da visita, non si sa mai, volesse mica comporre qualcosa per noi... Lui si informa subito sulle tessiture delle voci, è curioso. Mah. Vedremo.
Hanno organizzato una sorta di cena-festa, per più di 700 persone. Ci andiamo chiacchierando con il maestro e quando arriviamo una scena surreale si para davanti ai nostri occhi: siamo in un palazzetto dello sport, ovvero un grande campo di pallacanestro. Tutto intorno ci sono tavolini coperti da tovaglie di carta con bottiglioni di vino e bicchierini di carta. I volontari servono da enormi pentoloni una pasta un po' scotta ma buona al ragù e la danno a tutti in piatti di plastica. Sotto le luci letteralmente accecanti dei neon un vecchietto suona su assurde tastiere le musiche più vecchie e becere che si possano immaginare. Ma nessuno sembra farci caso: i cori di ragazzi più giovani, austriaci, sloveni, ungheresi ballano insieme e sembrano già ubriachi di Tocai, che scorre a fiumi.
Anche qui grandi chiacchierate e complimenti vicendevoli con tutti. Il direttore del coro norvegese pluripremiato viene da noi e ci dice: "We will take you to Norway!" Non ammette repliche: il prossimo giugno ci vuole lassù al nord, "dove il sole non tramonta mai" a cantare al loro festival. Noi siamo d'accordissimo, anzi a dire il vero io non vedo l'ora. Tiriamo l'una e mezza così, fra una Macarena e l'altra e con tante chiacchierate, finché non ce ne torniamo in silenzio verso la macchina. Gorizia è deserta. Sotto la luce dei lampioni, improvvisamente ci sorprendiamo a camminare tutti e quattro in fila, occupando tutta la strada, come in un western. Ridiamo.
MacUbu - 01:41 - commenti (12)
giovedì, luglio 03, 2003
Magari non saremo d'accordo con quanto scrive circa i blog, ma Tiziano Scarpa ha trovato una pubblicità su Libero semplicemente esilarante (o terrificante, a seconda.) Andate a vedere...
MacUbu - 16:52 - commenti (12)
Pubblicato su Tom, ma lo metto anche qui con un'immagine in più:

Cespuglietto
La adoro già. Betty Bowers, America's best christian (ma anche A bitch for the new millennium) sa fare le domande giuste e darsi anche le giuste risposte: il presidente Bush è o no un vistoso omosessuale? Queste sono questioni che scottano, ragazzi, e per di più i dubbi sembrano essere fondati!
Betty ci spiega che i B.A.S.H. (Baptists Are Saving Homosexuals) sono giustamente preoccupati: negli "alquanto faticosi tentativi di parlare" di quella velata di un presidente, sembra che la parolina "faaaaabulous" compaia un po' troppo spesso. "While Tony Blair may have mastered the Queen's English, our President's vocabulary calls to mind any number of queens' English."
Semplicemente fantastica. Ma vi prego di fare un giro su tutto il sito di Betty: ci sono molte cosine da scoprire... Un esempio? Il progetto B.I.T.C.H.: "A Baptist Ladies service organization founded by Mrs. Bowers, Bringing Integrity To Christian Homemakers promotes conservative Republican values and strives to keep Bible-based conversation to a maximum and nonprocreative sex and frozen foods to a minimum in Christian, professionally decorated homes throughout God's Country, America"
Ovvio che Betty qui sta prendendo per il culo le Donne Preoccupate per l'America: un sito da brividi freddi...
Beh cosa aspettate? Inseritelo nei preferiti, no?
MacUbu - 15:40 - commenti (3)
QUERY:
www.google.com Chiave=macubu non risponde mai alle mie domande
Avanti, chi è stato?
MacUbu - 10:34 - commenti (5)
Leggevo questo post di Mancinelli su TOM e fra i commenti ce n'era uno di valeria che mi ha divertitto moltissimo. Non so chi sia valeria, ma io il suo commento lo posto qui. Si parlava di Berlusconi e della figura da poveretto che ha fatto (e fatto fare a tutti noi) al Parlamento Europeo.
Ma suvvia, per un intrattenitore da crociera sono solo amabili facezie. Stoccatine da convention di promotori finanziari globali di Programma Italia. Che peso mai potranno avere? Chi avrebbe il coraggio di sparare sul pianista (no, quello era l'amico Fedele), peggio ancora sul cantante? Sono stato frainteso e poi era stato quel cazzone faccia-da-crauto con barba ad attaccarmi e poi tanto si sa che i tedeschi sono tutti nazisti nell'animo e non è che sia poi una cosa pessima io con Gianfranco ci sto al governo e ci vado d'accordissimo pure se lui è sbiancato quando ho dato del kapò al cazzone faccia-da-crauto e hai visto Gianfranco come ho zittito tutti e non sapevano più che dire e tanto sono solo comunisti e tutti i quotidiani europei sono finanziati da Mosca e tanto col cazzo che me ne vado e c'ho ancora cinque mesi e ventotto giorni per stanare dal parlamento europeo tutti i comunisti o i nazisti che è poi la stessa cosa. Ma cosa avrò mai detto? E pensare che mi stava venendo in mente una storiella deliziosa che aveva per protagonisti un ebreo e un tedesco e il motto "Arbeit macht frei". Meno male che non l'ho sprecata, mi tornerà buona con l'amico Galliani al primo raduno del Milan.
Sono d'accordo parola per parola. Il bello è che l'episodio ci mostra come in Europa nessuno sia ancora riuscito a sdoganare il nano maledetto. Forse perché da loro non si vede Mediaset?
MacUbu - 10:26 - commenti (1)
mercoledì, luglio 02, 2003
Felicità in questa milano estiva ma miracolosamente ventilata, è una pausa-pranzo al parco Sempione con quattro amici e un frisbee. Sudato e felice, adesso mi tocca persino lavorare. Seccante.
MacUbu - 14:57 - commenti (4)
martedì, luglio 01, 2003
Ok, è ufficiale, 'sta cosa della depressing query of the day mi ha già rotto i coglioni. Sono volubile, vanesio, incostante e inaffidabile.
MacUbu - 18:06 - commenti (5)
DEPRESSING QUERY OF THE DAY:
www.google.com Chiave=grazie per avermi lasciato
Non c'è di che, tesoro.
MacUbu - 15:15 - commenti (2)

Keeping my distance.

MacUbu - 12:23 - commenti


Questo blog si è trasferito qui. Aggiornare il link è una rottura di scatole, lo so. Ma fai uno sforzo.
Thanks.