La vita istruzioni per l'uso.
giovedì, agosto 28, 2003
Mi servono nell'ordine: un letto, un frigo, un armadio, una cucina (almeno i fornelli), magari un lavello e poi il coraggio di chiedere all'amministratore di far fare un lavoro in casa, magari venendosi incontro, sia ben chiaro.
Non c'è come un trasloco per mettere alla prova la propria maturità, la propria capacità di organizzazione e concretezza, la propria autostima e soprattutto il proprio portafoglio.
C'è qualcuno (magari un po' sexy) che voglia venire a casa mia a piantarmi i Fischer, quando dovrò farlo? Io non son proprio capace, quando vedo un trapano penso sempre: toh, guarda che strano phon!

(Ehm... maturità? Concretezza?!?)
MacUbu - 18:46 - commenti (16)
La mia casa trasuda calore. Sono caldi i muri, sono caldi i mobili, sembra essere caldo tutto. Di notte continuo a non dormire.
Per forza poi sono di pessimo umore.
MacUbu - 10:28 - commenti (3)
mercoledì, agosto 27, 2003
Voglia di festival. Ne parlo su Tom.
Il concetto fondamentale è: portatemi fuori, perché mi sto fossilizzando a casa. Accendo la tv e mi vien da piangere. Non so se dipenda dai programmi.
MacUbu - 13:23 - commenti (5)
martedì, agosto 26, 2003
Secondo giorno di lavoro.
C'è da dire altro?
MacUbu - 10:38 - commenti (3)
domenica, agosto 24, 2003

[Trovato sul blog di Hans. Adoro queste cazzate.]
MacUbu - 16:47 - commenti (1)
Forse sarà capitato anche a voi. Forse, soprattutto se non siete gay, no. A me è successo quest'estate.
Uno di quei casi in cui l'infatuazione (in questo caso era il tipico crush estivo, passeggero e autoironico) si confonde con il desiderio di essere quella tal persona, più che di portarla a letto. Dove il confine fra le due cose diventa labile, indistinto.
Vorrei possederti, e possederti in modo tale da fondermi con te, assomigliarti.
Se fossi un selvaggio dovrei dire piuttosto: vorrei bere il tuo sangue e mangiare il tuo cuore per far mie le tue qualità, per avere la tua forza.
Non so se questo riveli di me cose che sconfinano nel patologico o se invece si tratta di un sentimento diffuso, ma è comunque quello che ho provato.

Il soggetto in questione è E., una delle splendide persone conosciute in francia. Un musicista, uno vero. Un professionista che nella vita non fa altro che cantare, e già questo scatena abbastanza la mia invidia.
Avete presente quel genere di ragazzo che fa tutto bene quello che fa? A cui tutto sembra riuscire facile, quasi indifferente? Ecco, è uno così. Uno a cui la sorte ha deciso di regalare il pacchetto completo, la dotazione full-optional. E' alto, biondo, ha gli occhi verdi, ha un fisico da nuotatore con bei muscoli armonici, ha una bella voce, e l'orecchio assoluto. E pure qualche grande dote fisica in più, non fatemi dire altro. Ah, e ovviamente è più giovane di me di dieci anni.
Durante lo stage canta a fianco a me per tutto il tempo. Canta perfettamente, non sbaglia quasi mai. Forse perché il solfeggio lo conosce da quando aveva 6 anni. Forse perché non fa mai altro, ma la cosa mi affascina. Canta e mi guarda. Di me l'ha capito subito: spero non sia stato per uno sguardo troppo adorante. Spero di non essere già così patetico.
Nelle pause delle sue parti, si volta a controllare e correggere la mia. Questo non lo fa sbagliare, non va fuori tempo. Lo odio. Lo amo.
Grazie a dio non è uno che se la tira: io lo chiamo secchione di merda, lui, una volta tradotta l'espressione in francese, si diverte molto. Mi mordo il pugno chiuso ogni volta che mi mostra un errore o che corregge l'errore di un altro, faccio il gesto di schiaffeggiarlo. Ne ridiamo insieme, si crea complicità.
Il ragazzo non appartiene alla parrocchia. Pazienza, chissà forse avrei dovuto far leva sul suo narcisismo.
Verso la fine dello stage un giorno siamo seduti a pranzo insieme, si china verso di me e mi dice a bassa voce: certo che il cameriere è davvero un bel ragazzo, non trovi?
Sorrido: è un gesto di amicizia da parte sua, la richiesta di una complicità maggiore. O forse solo un modo per alimentare proprio il suo narcisismo. Comunque il gesto mi piace, mi intenerisce.
- da quando guardi i ragazzi?
- beh, non sono mica un etero inossidabile.
- questa dichiarazione merita un approfondimento... Hai mai avuto storie con un uomo?
- no, mai. No.
- perfetto: è il momento di incominciare.
Lui ride divertito.
Alla fine non succederà proprio niente, ma è stato un bel gioco.
Di queste vacanze potrei scrivere all'infinito. Ma avrò pietà, tranquilli.
MacUbu - 02:23 - commenti (9)
mercoledì, agosto 20, 2003
Andrea si lava i denti allo specchio.
Ho sempre fatto questo gesto così, senza pensarci? si chiede. Quante cose faccio distrattamente? Stride come il gesso sulla lavagna, questa domanda, come metallo su metallo. Sente chiudersi lo stomaco.
Si guarda negli occhi, lo spazzolino in mano. Attimo di vertigine in un giorno qualunque.
Due figli, impiegato, liceo classico, servizio civile e ingegneria. Ha 35 anni e un po’ di pancia. Sua moglie lo chiama topo anche davanti agli amici.
Si chiede: per caso ho sbagliato qualcosa nella vita?
Se sì, che cosa?
Se no, perché questo brivido improvviso? Perché questa paura?

[Da: MacUbu, Biografie alfabetiche in cento parole, Editori Incerti, 2003.]
MacUbu - 15:15 - commenti (6)
A casa coi miei, fra gli ulivi. Silenzio, il cielo sopra e il mare sotto. Di notte, vicino alla casa è tutto un frusciare furtivo, un muoversi nel buio. Hanno già visto due volpi, dei topi e qualche cinghiale, sulla strada più in alto.
Di giorno, un Canadair passa costantemente davanti a noi, sfiora con la pancia la superficie del mare per riempire il serbatoio. Sembra leggero, sembra una cosa facile. Poi si rialza, con più fatica, e si infila fra le montagne.
Ho voglia di scrivere, ma non adesso.
MacUbu - 14:17 - commenti (2)
venerdì, agosto 15, 2003

Finalmente la temperatura è calata: Parigi si comporta come la fredda capitale del nord che ci aspettiamo che sia. Meno male. Dopodomani sera sono a Milano e già purtroppo alle facciate dei palazzi parigini si sovrappongono le immagini di quel che mi aspetta a casa, la settimana coi miei, il trasloco a settembre, i cambiamenti sul lavoro. Sono sempre un po' stanco e continuo a pensare alla musica e a tutto quello che di musica non so. La settimana all'abbazia ha lasciato tracce profonde in me e negli altri del quartetto.
Sarà un rientro lungo.



MacUbu - 18:41 - commenti (3)
martedì, agosto 12, 2003

Mettetevi il cuore in pace, piccoli amichetti. Non potrete MAI superare in chicness la mia vacanza.
Dopo l'abbazia del quattrocento, adesso sono ospite in un appartamento di Parigi, in pieno Marais, al centro di una strada mostruosamente viva e soprattutto gayssima. Ma proprio roba che esci dal portone e sei al casting di un film di Cadinot: che avanti!
Peccato solo che ci siano 40 gradi e in casa 36.

Mi sciolgo, ma con stile.



MacUbu - 22:29 - commenti (3)
domenica, agosto 10, 2003
E anche il seminario musicale, lo stage, la session, chiamatelo come volete, nell'abbazia di Royaumont è finito. Nove giorni intensissimi, così forti e pieni di esperienze, di vibrazioni, di persone che mi mancheranno talmente da non riuscire a raccontarlo. E non sono certo in grado di farlo adesso, qui dal computer degli uffici di questo rifugio lontano dal mondo.
Non so niente di quello che sta succedendo nel mondo reale. Qui le cose hanno un loro ritmo, tutto personale. Muri di pietra bianca, soffitti dalle volte severe, un ritmo di vita regolare scandito dalle lezioni e il prato e il parco intorno. Quanto mi mancherà tutto questo.
Poco fa sono partiti gli altri quattro partecipanti. Quattro ragazzi in media più giovani di noi di circa dieci (10!) anni, professionisti di livello allucinante. Per noi sono stati un esempio vivente di cosa voglia dire fare musica davvero in un paese in cui esiste ancora il gusto di coltivare questo repertorio. Ma soprattutto sono diventati degli amici intimi, con cui abbiamo condiviso ogni momento di queste giornate e saperli lontani mi fa stare male. Davvero, mi mancano orribilmente.
A mente fredda si capisce che le esperienze forti sono tali proprio perché hanno un inizio e una fine definite, ma adesso vorrei averli ancora qui.
Voglio scriverne meglio quando riuscirò a mettere tutto in una forma decente. Per adesso sento dentro ancora l'eco delle loro voci, che si riflette all'infinito come nelle antiche stanze dell'abbazia.

Domani mattina parto per Parigi e raggiungo un po' di blogger che mi aspettano là. Sarà uno choc, il contrasto con la metropoli. Non so come reagirò.
Basterà lo shopping a consolarmi?
MacUbu - 18:17 - commenti (4)
martedì, agosto 05, 2003
Un salto veloce a dare una spazzata e l'acqua alle piante, dalla francia. Ragazzi qui si sta da dio anche se ci fanno un mazzo tanto. Musicalmente, intendo. Splendida esperienza. Non posso scrivere molto soprattutto perche' qui in francia fanno le tastiere tutte sbagliate, lo sapevate? Bisogerà dirglielo, prima o poi: è un incubo.
Ci si vede ad agosto...
MacUbu - 14:07 - commenti (4)


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