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La vita istruzioni per l'uso.
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Ah, e questo blog sta facendo le prove di trasferimento. E' possibile che a breve io vi chieda di aggiornare i vostri link.
MacUbu - 18:14 - commenti (1)
Esterno notte. Un'ingombrante station wagon, di proprietà del padre di MacUbu, entra nel cortile di un rispettabile condominio del centro milanese. L'auto contiene:
MacUbu esplode improvvisamente in un'imprecazione e porta le mani alla testa. Ci vuole solo un attimo perché il cervello da ingegnere di acquarello realizzi: "Hai dimenticato le chiavi della casa nuova." Stacco: acquarello passa quasi un'ora al cellulare fissando appuntamenti con i suoi ammiratori (ne ha così tanti che nemmeno shinystats riuscirebbe a contarli), mentre marquant e MacUbu fanno un altro viaggio e recuperano le chiavi. Quanto pesa una lavatrice? Poco, se si hanno dei buoni amici. Grazie, e grazie anche a deep, che l'altroieri ha dato una valida mano. Oh, e - ehm - che programmi avete per questa sera? MacUbu - 17:55 - commenti (7)
MacUbu - 12:44 - commenti (14)
Ci sono già un sacco di cose da fare. Ma non stavamo affondando?
Boh. Sono colto da: nostalgia per royaumont sconforto per gli scatoloni stanchezza da jet-lag (quale jet-lag?) voglia di cantare ancora cose così: cose belle e difficili. Piccolo highlight del concerto: Vergene bella, che di sol vestita,E' la prima stanza della poesia che chiude il Canzoniere di Petrarca. Tutti la studiano a scuola ma nessuno ne ha mai sentito la versione musicata da Dufay, lo stesso di qualche post fa. Che poi fu una hit pazzesca del rinascimento suonata in tutte le corti più chic d'Europa, altro che Britney Spears. Beh, secondo me è un brano incredibilmente bello e stranamente "moderno", come se in quelle parole, che amor spinse Petrarca a dire, Dufay si fosse riconosciuto e avesse voluto rivestirle di ciò che di più prezioso e commovente la sua arte, e quindi l'arte del suo tempo, poteva offrire. Nel nostro concerto è stata eseguita a tre voci femminili. Highly recommended. MacUbu - 17:43 - commenti (3)
E insomma il concerto è andato benino, ma non davvero bene. O comunque io non sono soddisfatto di me medesmo. Nelle prove avevamo cantato meglio. Nel complesso pero' è stato un concerto interessante e pieno di pezzi difficili, che il pubblico ha mostrato di gradire. Il fatto è che questa musica è nata per essere cantata sotto ampie volte di pietra come quelle delle antiche cucine dell'abbazia, dove abbiamo cantato oggi. L'acustica e l'atmosfera sono incredibili e tutto era reso ancora più caldo dai meravigliosi colori della voce profonda di N. il nostro basso francese.
In mezzo al pubblico, insieme a un amico, c'era P. che è venuto a vedermi fin da Milano. Gli voglio davvero bene, ma già si capiva. Domani nell'ordine: colazione, taxi, treno, taxi, aereo, macchina, scatoloni. [Ah, e poi ricordatevi di chiedermi del concerto che chiudeva la giornata di oggi all'abbazia: il miglior coro da camera francese che ha chiuso una serata piena di pezzi incredibili con una perfetta esecuzione del Lux aeterna di Ligeti. Che è forse uno degli incubi peggiori che possano capitare a un corista. Eccezionale, credetemi.] MacUbu - 23:52 - commenti (6)
Signore e signori, un momento di attenzione, prego. Lasciamo il microfono per un momento a una vera star: l'amico E. che mi guarda incuriosito con i suoi occhioni blu mentre digito queste parole. (MacUbu spinge E. verso la tastiera e dice: dai, di' qualcosa di interessante, su!)
salut à vous selon le souhait del signor Umberto je vous écrit ce petit message de Royaumont une pensee sur le net à dufay ockeghem y willaert ciao a tutti E.Beh, non è molto loquace il ragazzo, ma quando canta è tutta un'altra cosa. Adesso vado a nanna. La generale è stata un disastro, ma in genere è un buon segno, o almeno cosi' dicono. MacUbu - 23:11 - commenti (5)
Domani prova generale alle quattro del pomeriggio, poi sabato alle cinque il concerto. Fa freddo, ma vorrei che questi giorni di simil-vacanza non finissero cosi' in fretta. Camminando per i corridoi di questa abbazia che abbiamo imparato a conoscere bene, improvvisamente stamattina ci siamo guardati in faccia e io ho detto: è pazzesco, io qui mi sento davvero a casa. Gli altri mi hanno subito dato ragione. L'anno prossimo se si puo' ci torniamo.
Visti da qui, da migliaia di chilometri di distanza e da centinaia di anni di storia i problemi del lavoro sembrano poca cosa. Salvo diventare dei macigni appena l'aereo toccherà terra a Orio al Serio. Ma ci pensero' allora. Adesso il mio problema è il fiato un po' corto sulla Lamentatio Sanctae Matris Ecclesiae Constantinopolitanae di Dufay. Son cazzi, date retta. MacUbu - 23:59 - commenti (4)
Ehm. Insomma uno fa un salto a vedere che tutto sia in ordine e cosa trova: addirittura delle dichiarazioni d'amore!
Che dire, tesori, sono commosso. Adoro le dichiarazioni d'amore, ma ieri gli scatoloni me li sono portati da solo, merdacce! E ora sono qui, in questo paradiso della musica con un leggero mal di schiena. E. è sempre molto affascinante. Oh, e comunque circa le dichiarazioni d'amore, parliamone pure. Sapete dove trovarmi. Vi amo, siete il mio pubblico, come direbbe lui. MacUbu - 23:15 - commenti (12)
E con questo ho finito. Adesso lascio l'ufficio e torno a casa a portare, questa volta davvero, i primi scatoloni nella casa nuova. Siete tutti invitati.
Domattina all'alba partenza per Parigi, con il quartetto. Torno domenica. Qui fate i bravi, cercate di non fare troppo disordine, date l'acqua alle piante. I colleghi già fanno le scommesse su quel che troverò dell'agenzia al ritorno. Vedremo. MacUbu - 16:40 - commenti (11)
Questa me la segno: Kulturflash: headlines from London. Così come mi segno il nome di Tom Sachs che ancora non conoscevo. Vi consiglio di dare un'occhiata alla ghigliottina Chanel. C'est du black humour, ça!
Raccontare i sogni nel blog è un'altra cosa che farebbe venir voglia a Fiottolino di schiaffeggiarmi, scommetto, ma pazienza.
Il fatto è che ieri notte, sarà stato il vodka lemon (courtesy of: Mark), ho fatto un sogno le cui implicazioni profonde mi lasciano un po' perplesso. Insomma che sono in questo strano paesaggio scuro e vuoto, una sorta di limbo nero, e c'è, di tutti i possibili protagonisti, mio nonno che con una sorta di uncino mi insegue con il chiarissimo intento di uccidermi. Sì, è un sogno pulp, tipo Il mostro della laguna nera meets Visitors o giù di lì. Ben presto alla sagoma scura del nonno si aggiunge quella di mio padre, che sebbene con meno determinazione e cattiveria, decide di dargli una mano. E io scappo in questo limbo triste. E' in quel momento che una voce dentro di me dice: ma tu davanti a loro sei sempre fuggito? Ci sarebbe un'altra possibilità... E poi mi sono svegliato. MacUbu - 16:06 - commenti (2)
Sarò solo la tua pupa rock. Son frasi che restano nella memoria. Ieri sera, come già del resto ha raccontato qualcuno, dopo aver smontato la stracarica libreria IK... ehm, Cappellini di casa mia mi son fatto accompagnare dall'amico d. all'Atomic. Lì, riuniti in favoloso conciliabolo c'erano anche Misto, DrAcid con fidanzato, e nientepopodimeno che Mark, leggendaria penna di Tom.
Sono uno invidioso, io. Infatti di Misto vorrei avere gli occhi neri profondi dai lampi improvvisi d'ironia o di tristezza e la figura elegante e slanciata, di Mark il sorriso pronto, l'immediata simpatia, lo sguardo furbetto. Di entrambi amo lo stile e la scrittura. Prima o poi di tutte le persone che invidio (e sono milioni!) farò dei pupazzetti à la voodoo, e cercherò il modo di estrarne le qualità migliori per rubargliele. Siete avvisati. Che poi siccome l'amico d. mi ha mollato lì, il povero Mark si è dimostrato la persona più carina dell'universo riaccompagnandomi a casa, lui che abitava a due passi dall'Atomic. E io per non fare la rovinafamiglie non gli sono neppure saltato addosso. Nemmeno quando ha messo su il CD di Heather Parisi che canta Sarò solo la tua pupa rock. Si può non amare un uomo così? Ora son qui che mi schiaffeggio e mi chiedo: come ho potuto, come ho potuto?!? Sono troppo perbene. Me lo dicono sempre tutti. MacUbu - 12:25 - commenti (24)
A mo' di teaser:
![]() Il Fernseherturm, la torre della TV vista da Unter den Linden, nel 1988. Vi prego di notare le splendide Trabbi: era l'unico tipo di auto che si vedeva sulla strada. Fantastico. La prossima settimana continua la serie di Berlino. Che lo vogliate o meno. MacUbu - 10:55 - commenti (5)
Sta sempre alla finestra, beato lui. Da qualche parte, dietro un vetro, ogni tanto fa clic. Ma dove sarà?
Voi lo sapevate che la Biennale di Venezia ha un blog, dedicato all'arte? Io no, ma forse ero l'unico.
MacUbu - 14:53 - commenti (2)
In questo weekend alcune cose sono andate bene, altre sono andate male.
C'è chi mi ha vietato di parlare delle cose andate male, quindi dirò soltanto che in questo periodo il mio quartetto ha cominciato uno strano e interessante lavoro sul corpo e sul movimento insieme a un coreografo molto disponibile. Questa è una delle cose andate bene. Inoltre il parquet della nuova magione MacUbu sembra essere finalmente pronto, sicché si procederà alla coscrizione dei volontari per il trasloco. Cominciate a inventarvi delle scuse, lavativi. Stamattina in piscina c'era molta più gente di venerdì, però siamo stati al massimo in tre per corsia, che è del tutto sopportabile. Di notevole c'erano: - un nuotatore tutto tatuato dai muscoli guizzanti - una stramaledetta virago che nella mia corsia non ha smesso un solo istante di nuotare, non s'è fermata mai, MAI! Dio, l'avrei annegata. MacUbu - 09:53 - commenti (7)
Nonna,
tre anni fa il 21 settembre era un giorno feriale. Ero in ufficio, quando papà ha chiamato con la voce da grandi occasioni, per dirmi che era successo qualcosa di tremendo. Come mi succede sempre in questi casi, ho accolto la notizia quasi con freddezza. Il dolore è venuto dopo. Nei giorni successivi ricordo di essermi stupito di non soffrire tanto. Anzi, c'era uno strano sollievo, il fatto di sapere che non ti avrei visto perdere le tue energie e la tua presenza di spirito, come ultimamente stava succedendo, mi sollevava. Vederti perdere la tua autonomia e le tue facoltà mentali mi avrebbe fatto molto più male che non questo dirti improvvisamente addio.Sono sicuro che, nonostante tutto, sia stato meglio così. Tu sai che non è un pensiero cinico. Ogni tanto la testa mi spinge a immaginarmi quel momento, a chiedermi se ti sei resa conto, se hai sofferto, a chi, a cosa hai pensato. Sono pensieri che scaccio, sono pensieri che varcano una soglia che non ci è permessa. Oggi, a tre anni di distanza, voglio ricordarti con leggerezza, con il sorriso sulle labbra. Vorrei mettere in fila tutte le cose che ricordo e che ho amato di te ma sono talmente tante! Prima di tutto la cucina della vecchia casa, quella in cui sono praticamente cresciuto. Un'immagine precisa: la finestra aperta all'ora di pranzo quando tornavo da scuola e venivo da te perché la mamma lavorava. Il sole invade la stanza, la scalda come un forno. Sul tavolo hai apparecchiato solo per me, perché tu hai già mangiato. Però ti siedi a farmi compagnia mentre faccio fuori in un attimo la pasta al pesto che hai fatto tu. C'è tantissima luce, nel mio ricordo, c'è come un tempo sospeso, un benessere che non deriva né dal sole, né dal cibo, né semplicemente dalla tua presenza, ma forse più che altro dalla certezza del tuo esserci, dalla prevedibilità di questa scena. Ecco la cosa più grande che mi è servita tanto, da piccolo, il tuo più grande regalo: il tuo esserci, sempre, immancabilmente, perfettamente prevedibile. Un'isola rassicurante, accogliente e tranquilla nel mare che spesso mi è sembrato incomprensibile del resto della mia vita. A volte si sentiva cantare dal palazzo davanti: era quella che tu chiamavi la pazza. Dicevi che di fronte abitava questa signora che faceva la cantante lirica finché non sposò un uomo che la costrinse a rinunciare alla carriera per chiuderla in casa con sé. Lei aveva ceduto, ma il sacrificio le era costato tanto che finì per perdere la ragione. Era una storia incredibilmente triste e quando improvvisamente si sentiva la sua voce venire dalle finestre, mentre copriva un disco della Callas suonato a tutto volume, la ascoltavo con una malinconia enorme, che tu rompevi quasi subito dicendo con un disprezzo a cui non credevi: "Rieccola, la pazza!" Le effusioni, le dimostrazioni plateali d'affetto ti irritavano, non ne eri capace. Quando prendemmo un cane a cui tu finivi spesso per fare da balia, in nostra assenza, non la smettevi di lamentarti del fastidio che ti dava ma si vedeva lontano un chilometro che lo adoravi e che ti faceva compagnia. Rude, collerica, caparbia e testarda come un mulo. Litigare con te era terribile perché in fondo ti divertiva. Del tuo caratteraccio, che da bambino mi sgomentava, ricordo un episodio significativo. Avrò avuto sette, otto anni. Sono con te in giro nel quartiere, mi avevi portato al parco e stiamo tornando a casa. Improvvisamente, quasi troppo in fretta perché io mi renda conto di quel che sta succedendo, una vespa con a bordo due ragazzi inchioda vicino a noi. Quello dietro balza giù, si avventa su di te, allunga le mani sulla borsa e dà uno strattone per strappartela via. Solo che la borsa non cede, e quello che succede dopo sorprende il ragazzotto ma soprattutto me che assisto a bocca aperta a questa rapidissima scena: tu lo insulti urlando come una pazza e tiri fortissimo la borsa, il ragazzo sbalordito perde l'equilibrio e barcolla mentre tu lo pigli a calci negli stinchi con una cattiveria che non sarei stato in grado di sospettare. Il farabutto finalmente molla la presa e mentre tu non smetti di urlargli degli insulti così forte che dai palazzi intorno la gente si affaccia alla finestra, raggiunge il compagno sulla vespa e insieme schizzano via. Nel tragitto da lì fino a casa è tutto un fermare la gente per strada, conosciuta o meno, per raccontare l'accaduto con un'aria concitata e trionfale insieme. Il giornalaio, il lattaio, il rosticciere: tutti devono sapere dell'aggressione e del fatto che questo nipote buono a nulla non ha mosso un dito per difendere la nonna. La gente è comprensiva: capisce che sono un po' sotto choc. Quello che la gente non sa è che è proprio la nonna ad avermi paralizzato dal terrore. Cocciuta eppure generosa, bastian contrario ma fedele: avevi un carattere difficile. Sei sempre stata così. Ma forse è solo per merito di un simile caratteraccio se in tutti gli anni in cui ti ho avuto a fianco, nonostante le difficoltà, nonostante i dolori e le infelicità, le perdite e le malattie, nonostante la tua lunga solitudine e le mie cattiverie e disattenzioni, tu non hai mai, nemmeno per un giorno, nemmeno per un istante, cessato di volermi bene. Ciao nonna. Che la terra ti sia leggera. MacUbu - 09:49 - commenti (10)
Repubblica di oggi: articolone sulla Ostalgie. Ma allora sono trendy. Le altre puntate delle mie disavventure a Berlino Est (e Ovest) la prossima settimana. Sto cercando le vecchie foto.
MacUbu - 11:07 - commenti (3)
In un accesso di vitalità, dinamismo e progettualità che non ha ancora smesso di stupirmi questa mattina mi sono alzato dal letto alle sette e venti, mi sono lavato sommariamente, mi son vestito, ho preso la borsa già preparata ieri sera, e ho inforcato la bicicletta.
Alle otto e cinque ero già in acqua. Adoro nuotare, e adoro la piscina. Stamattina ho avuto per quasi tutto il tempo la corsia solo per me. Mi son chiesto perché non l'avessi mai fatto prima. L'acqua era calda, il bagnino ha messo su un CD di Sade a tutto volume e io nuotavo canticchiando Smooth operator, il che si traduceva in tante bollicine sotto il pelo dell'acqua. Insomma, mi ha fatto bene e mi ha fatto notare quanto sono fuori forma. Sebbene il mio fisico non ne conservi alcuna traccia, da ragazzino ho fatto due anni di pallanuoto. All'epoca facevo trenta vasche a stile solo come riscaldamento: oggi dopo quattro di fila dovevo fermarmi e recuperare il fiatone. Ma mi rifarò, oh se mi rifarò. Sono riemerso stravolto, rilassato, e affamato come un lupo. In un accesso di ottimismo di cui invece non finirò di pentirmi ho acquistato la tessera da dieci ingressi. Vedremo. Piscina Solari. Nuoto libero dalle 7,15 alle 9,00, dal lunedì al venerdì. Dieci ingressi €35. MacUbu - 11:28 - commenti (15)
E' passato il capo a dire che lui non ne sa niente, ma su al piano dell'amministrazione stanno stilando la lista nera. Chiede se stiamo cercando.
Ovvio che stiamo cercando. Update: a quanto pare non si parla nemmeno più di se ma solo di quando: qui un bel po' di gente ci rimetterà la testa, e la mia sarà fra quelle, non sono né troppo senior, né proprio junior. Chiaro, offriranno dei soldi, per carità. Francamente, vi confesso, sono tranquillo, non so bene perché. Era da tempo che volevo andare via da qui, ma la cosa che mi spaventa di più è restare in questo posto per abbastanza tempo da vedere tutte le persone andare via, o meglio mandate via, respirare l'aria del disfacimento. Questo proprio no. E se non dovessi trovare subito, pazienza starò qualche tempo a casa e cercherò collaborazioni, qualcosa lo trovo da fare. E' che un po' mi spiace. Due anni e mezzo fa io e i miei colleghi a questo posto abbiamo creduto. Pazienza, così va il mondo. Comunque, mai mettere il vestito del lutto, mai fare quei pensieri tipo adesso mi metto a risparmiare: sono i migliori per attirarsi la sfiga addosso. Per cui stasera qualcuno vuol venire fuori a mangiare il sushi? Vivere vivere vivere. Io non sono il mio lavoro. MacUbu - 15:33 - commenti (12)
Forse lo noto solo io perché vado in bicicletta tutti i giorni, ma ultimamente, soprattutto ieri e oggi, il livello di inquinamento qui a Milano è pazzesco. Semplicemente allucinante. Guardo fuori dalla finestra e mi viene da vomitare.
MacUbu - 11:23 - commenti (19)
Berlino, 2Da qualche parte nella campagna tedesca, vicino al confine con la DDR, aprile 1988L'Ost-West Seminar aveva nelle intenzioni degli organizzatori uno scopo preciso: quello di farci conoscere la realtà della DDR senza allinearsi alle critiche generalizzate e spesso superficiali che ne faceva l'occidente "consumistico". Niente luoghi comuni scontati, niente paternalismi verso una nazione "sorella povera", niente razzismi come l'orrida Bild Zeitung ne usava a bizzeffe, continuando, a quarant'anni dalla nascita, a pubblicare la sigla "DDR" così, fra virgolette, come a negarne il riconoscimento giuridico. Volevano farci vedere la vita vera mostrandocene anche i lati positivi, che la propaganda (perché di questo si trattava) della Repubblica Federale si rifiutava di ammettere. Per fare questo avevano deciso di portare tutti noi 25 stranieri provenienti da tutto il mondo in una grande casa in campagna dove saremmo stati una settimana a discutere di politica, a studiare la storia recente delle due Germanie e a valutare i due sistemi politici prima di trasferirci effettivamente a Berlino. E dove naturalmente saremmo anche stati a cantare, suonare, fumare e a divertirci. Per me, che a scuola venivo trattato con rassegnazione, come un ritardato mentale, questa era una vacanza all'interno di un anno di vacanza. Con il senno di poi posso dire che nonostante le buone intenzioni ci fu anche un po' di "lavaggio del cervello" da parte dell'organizzazione, che era davvero di sinistra. Ricordo che ci fecero vedere anche un film che mostrava i principi del marxismo con un occhio decisamente ottimistico. Ma nel complesso fu fondamentale: discutemmo davvero di ogni cosa e io appresi con un certo stupore di tutti gli assurdi bizantinismi del socialismo reale: l'ipocrita concetto di Democrazia, o meglio di demokratischer Zentralismus dove ogni decisione veniva presa dall'alto, da qualche Politbüro, le difficoltà economiche fortissime, lo sfascio dell'industria e di quasi tutti gli ambienti dell'economia, l'intensa opera di irregimentazione della gioventù, il controllo costante, la corruzione, e così via. Il tutto documentato da fonti ufficiali, da testi ben fatti, da film e servizi televisivi. Ma tutto si svolgeva in mezzo a ragazzi della mia età o più grandi che venivano dal Salvador, dagli Stati Uniti, dalla Danimarca, dall'Australia e dalla Nuova Zelanda, dal Senegal e dall'Argentina, dall'Honduras e dalla Svezia, insomma, un mix di lingue, culture e colori della pelle davvero entusiasmante. Credo che quella sia stata una delle settimane più felici e spensierate di tutta la mia vita. Discutere e discutere e discutere con gente diversa e sempre interessante, cosa c'è di più bello a 18 anni? Magari fare del sesso, direte voi, ma lì purtroppo l'occasione mancava e certamente non avrei avuto il coraggio di un coming out. Mi accontentavo di un'intensa vita intellettuale, ecco. Soprattutto ci univa il fatto di essere tutti stranieri in Germania, all'interno di questo anno di scambio che stavamo vivendo. Discutevamo dei tedeschi e del loro modo di vivere non solo per l'interesse che portavamo al seminario in sé, ma proprio per fare luce su tutto ciò che non capivamo, per farci forza se avevamo delle difficoltà, per chiarire a noi stessi che cosa stavamo davvero facendo lì, e che cosa da questa esperienza stavamo imparando. Era bello trovare altri che condividevano le mie stesse difficoltà, i miei stessi dubbi, i miei stessi subitanei, lancinanti momenti di solitudine e nostalgia. Non ho ricordi precisi di quella settimana, e ho anche dimenticato il nome del posto in cui ci avevano portato. Ma ho una foto che amo molto: è un'inquadratura della facciata di questa grande casa bianca a tre piani. C'è sole e tutte le finestre sono spalancate. Affacciati a ognuna di esse ci sono altrettanti amici che sorridono e guardano in camera, evidentemente messi in posa affinché io, e forse qualcun altro, potessimo riprenderli così, con questo scenografico colpo d'occhio. Di alcuni ricordo appena il volto, di altri non potrei dimenticare niente. Per esempio al primo piano, nella seconda finestra a destra c'è Jaime, che sorride un po' sornione. Nel vano di un davanzale del secondo piano, proprio al centro, sopra la porta, è accoccolata Kerry, la mia americana preferita che fuma mentre mi sorride ironica con i suoi occhioni blu, ben visibili anche a distanza. Più sotto, a sinistra, c'è la figura tranquilla di Maria, la mia dolcissima amica finlandese perduta di recente. C'è tanto sole in questa foto: illumina i volti di ciascuno, li costringe a strizzare un po' gli occhi. MacUbu - 17:21 - commenti (3)
La voglia di lavorare, già scarsa, è precipitata a zero. Una mia collega ha chiamato ieri per un colloquio e si è sentita dire: Guardi qui non vediamo nessuno. Ma sa che dalla sua agenzia hanno già chiamato in tanti, oggi?
E' in questi casi che si vede se si è cresciuti o meno, se si è davvero adulti. E' il momento di fare delle scelte, di attaccarsi al telefono, di rimettersi in discussione. Non è una brutta cosa, ne sono perfettamente consapevole, anzi da qualche parte, dentro di me, sento anche la voglia di farlo. Eppure, ora come ora, in questo istante, mi coglie una spossatezza che mi ha fregato spesso nella vita. Non posso permettermi di non essere al massimo, di non guardarmi in giro anche verso prospettive nuove, nuovi lavori, se è il caso. C'è da mettere mano al portfolio, c'è da pensare ad alternative strane: e se cercassi su Genova? E se facessi solo delle collaborazioni per poi cercarmi dei freelance e avere più tempo per il quartetto? E se la smettessi di usare sempre dei se? MacUbu - 12:47 - commenti (7)
Beh, dimentichiamo l'atmosfera dal post precedente. Questo che segue è un po' che aspettava.
Tempo fa avevo promesso a quelli di Stadschaft che prima o poi avrei raccontato di quando per un'intera settimana, tanti anni fa, ho attraversato ogni mattina il Checkpoint Charlie per recarmi a Berlino Est. Ora mi è venuta voglia di farlo. Diciamolo subito: è il classico post lunghissimo, autoreferenziale e probabilmente narcisista, che serve solo a chi scrive per fissare sulla carta lontane emozioni che svaniscono dalla memoria sempre più in fretta. Lo pubblicherò a puntate. Sappiate che non si risponde di perdite di alcun tipo (come ad esempio di tempo e pazienza) e che verranno ignorati reclami come: e chiccazzo se ne frega! o sì, ma cheppalle! o ma quanto sei melenso! Anzi ve lo dico subito, saltate tutto a piè pari. Per chi invece testardamente volesse continuare, da questa parte, prego. Le luci si stanno spegnendo... Una casa a due piani circondata dal verde. Un titolo in basso sullo schermo, come in un film americano da grande budget, ci dà le necessarie coordinate: Burgsteinfurt, Nordrhein-Westfalen, Repubblica Federale di Germania, febbraio 1988 Un MacUbu diciassettenne è inquadrato di schiena, tiene in mano la cornetta del telefono nel salotto verde incubo della famiglia che dal luglio '87 lo sta ospitando per un anno di scambio. E' in attesa di parlare con l'addetto dell'ambasciata della Repubblica Democratica Tedesca di Berlino per sapere se potrà partecipare a un seminario (oggi si direbbe un workshop) organizzato a Berlino Est dall'associazione che lo ha portato in Germania. Ha sentito dire che si può entrare a Berlino Est anche solo con la carta d'identità, ma deve esserne sicuro. Il telefono dà libero, risponde una voce femminile che dice una lunga sfilza di parole di cui MacUbu, ora in primo piano, sudato e balbettante, capisce soltanto "repubblica", "democratica" e "tedesca". - Buongiorno, volevo sapere se per entrare in Berlino Est io che sono italiano... La voce della signorina è tagliente mentre lo interrompe: - Lei certo intende dire "Berlino capitale della Repubblica Democratica Tedesca"? - Ah, er... sì, certo, sì è proprio quello che volevo dire... ehm, perché vede mi han detto che adesso per un cittadino della comunità europea basta solo la carta d'identità per entrare nella DDR, è vero? Altra rasoiata della signorina: - Lei sta parlando della "Repubblica Democratica Tedesca"? - Ehm... ah, certo esatto, sì, mi scusi. - Sì, è vero, esiste un visto giornaliero che costa 25 RM. - Ah, ecco, mi faccia capire... Quando MacUbu mette giù il telefono è completamente sudato. La signorina lo ha corretto con cattiveria diverse altre volte, ma l'informazione è confermata: basta pagare e si entra senza passaporto. L'avventura dell'Ost-West Seminar era cominciata.
MacUbu - 15:50 - commenti (5)
E' ufficiale, ormai. Siamo anche in prima pagina sui quotidiani del settore. Questa azienda è rimasta sul binario morto. La fusione tanto attesa non avrà luogo e di noi resterà solo una facciata senza nulla dietro, come un décor di teatro.
Sto cercando un lavoro. Qualunque. MacUbu - 10:04 - commenti (10)
Che poi il già nominato Filmfestival è una cosa carina davvero. Internazionale nelle intenzioni e allo stesso tempo piacevolmente casereccio e improvvisato durante le proiezioni, ti mette a confronto con una cinematografia davvero personalissima, capricciosa, spesso incomprensibile, in genere sempre interessante. Diverso, comunque. Finalmente immagini non perfettamente comprensibili e con il "ditino alzato" come diceva qui qualcuno recentemente, dove non ti viene spiegato tutto e dove sei costretto a chiederti: ma che vuol dire?
Ed è un bene, ovviamente. Così vedi un corto di qualche minuto dalla corea, un vero e proprio kolossal dell'animazione digitale tedesco, o un surreale divertentissimo filmetto inglese dove un giovanotto è alle prese con una coppia di mezz'età con qualche problema. Tanto per dirne alcuni. Oppure uno strano, un po' ambizioso cortometraggio olandese in un cui un biondo protagonista ha a che fare con un cavallo, una macelleria che gronda letteralmente sangue, una banda di teppisti e un culo troppo sporco. Non chiedetemi che vuol dire. Però c'è una frase, in questo "pasticcio intellettuale" che mi ha colpito: "Padre mio, padre mio, perché non mi hai ancora abbandonato?" Vagamente millenaristico, d'accordo, ma in sintonia con l'improvviso marasma sentimentale di questi ultimi due giorni. Andateci, ci si vede là. MacUbu - 17:56 - commenti (3)
Questo weekend ha avuto come protagonisti:
- 15 cartoni rubati al supermercato e riempiti di tutti i miei libri e cd - una cena al pizzorante cinese - una serata in discoteca - una tisana in casa - un brunch domenicale sulla riva del naviglio - un salto al Milano Filmfestival Mescolato a tutti questi elementi si è insinuato, come una droga leggera, l'ennesimo, devastante circolo vizioso di quella prevedibile divinità azteca che Benni chiamava Amikinontama-Nonamikitama. L'amore, a differenza dell'identità, possiede la proprietà transitiva, ma più raramente quella riflessiva. A ama B che non lo ripaga, ma ama invece C, il quale a sua volta guarda verso D che se ne frega perché pensa ad E e così via. Il fatto che tutto ciò sia di una banalità raccapricciante non lo rende meno difficile. Sicut erat in principio et nunc et semper. MacUbu - 10:49 - commenti (8)
Anche l'amico d. ha aperto il suo blog. Cani e porci, insomma.
[Scherzavo, scherzavo...] MacUbu - 16:52 - commenti (5)
Su Kottke.org interessante post sulle conversazioni
MacUbu - 15:32 - commenti (6)
Appese nel mio ufficio stanno già Be incredibly creative instantly, Communicate effectively with your father, Guarantee the heterosexuality of your child e Be a best-selling writer instantly, sono le coloratissime e fondamentali medicine di Dana Wyse. Imperdibili, come tutto il sito. Danno il meglio di sé soprattutto quando sono davvero cattive.
Suvvia, fate un po' divertire la vostra carta di credito, sciocchine.
MacUbu - 12:48 - commenti (2)
Immagina di essere a Milano e dover correre a Bergamo, per il succitato (giùcitato?) concerto. Immagina di avere là un appuntamento a un'ora precisa che si avvicina pericolosamente. In teoria non dovrebbe essere difficile: vai a casa, prendi la macchina e parti.
Solo che mentre sali in bicicletta una lucina si accende flebilmente, lontano, in fondo a un corridoio impolverato della tua mente: ma oggi è mercoledì. Pedali verso casa, con calma. Già è mercoledì. E quindi? Perché il fatto che sia mercoledì dovrebbe colpirmi? Niente di strano, in un mercoledì. Decidi di pensare ad altro. Ma il pensiero ritorna. E una vocina pian piano si fa strada, mentre incosapevolmente i piedi premono un po' più in fretta sui pedali: mercoledì, macchina. Macchina, mercoledì. Non ti fa proprio venire in mente nulla? E da un momento all'altro, prima ancora di aver capito esattamente il nesso fra le due cose, è tutto un suonare di allarmi nella testa, mille lucette intermittenti che si accendono tutte insieme, accompagnate dal segnale sonoro: AAANG! Hai fatto la GRANDE cazzata! Hai fatto una cazzata enorme, davvero, povero pirla che non sei altro! Corro in bici verso casa, sudando freddo: oggi è mercoledì, coglione! E' giorno di mercato sotto casa. E tu la macchina, per la prima volta in tre anni che abiti lì NON l'hai spostata. AAAANG! Allarme rosso! Aprire rubinetti sudorazione! Inserire modalità Autoflagellazione! Presto, scariche adrenaliniche! Giro per vedere se l'hanno solo spostata, mentre nella via stanno smontando il mercato. Niente, non si trova. Chiamo di corsa gli amici sperando che non sia troppo tardi. Non lo è, grazie a dio possono passare a prendermi qui a Milano (loro vengono da Genova.) Insomma, a Bergamo ci arrivo, e il concerto, nonostante un po' di pecche nostre e del luogo, viene anche discretamente carino. Insomma, siamo piaciuti. Anche a palati raffinati, sembrerebbe. O no? Abbiamo cantato all'aperto, disturbati solo da qualche campana e due o tre aerei davvero troppo rumorosi. A piedi nudi: freddino, in effetti. Oggi dai vigili: 100 euro a loro e 15 al garage che me l'ha custodita (custodita?). Povera geppa, quando mi ha visto, spaurita com'era, era pazza di gioia: scodinzolava molto. L'ho riportata a casa sana e salva. MacUbu - 19:08 - commenti (5)
Dopo il bookcrossing, il book shifting.
Geniale: io ho già aderito (in realtà già lo facevo, ma trovare un nome alle cose, si sa, dà tutto un valore in più...) Il tempo è bello, meno male. Adesso scappo dall'ufficio: il pomeriggio è di ferie.
Ricordo ancora a chi proprio non ha niente di meglio da fare stasera: Bergamo, piazza Mercato del fieno, chiostro S.Francesco. Ore 20.45.Concerto di musica rinascimentale a cura del Vostro qui presente e del suo quartetto vocale. L'ingresso è libero, giusto per darvi un incentivo fondamentale in più. MacUbu - 12:36 - commenti (6)
Piove, e vabbè. Sul lavoro il clima è quello che è, e pazienza. Ma c'è una cosa che mi ha appena depresso davvero. E' stato accarezzare per un attimo l'idea di comprare un appartamento che mi è stato proposto, andare sull'apposito sito per il calcolo del mutuo e accorgermi che proprio non ce la farò mai a permettermelo.
Ah, già mi vedo come Violetta Valéry, passeggiare sul lungo Senna (leggi: Martesana) spingendo il carrello del supermercato con i miei poveri beni e canticchiando a voce roca: Addio, del passato bei sogni ridenti, Le rose del volto gia' son pallenti... Oh, beh, pazienza. MacUbu - 16:04 - commenti (3)
MacUbu - 18:25 - commenti (5)
C'è questo vecchio classico che tutti leggono per "saperne di più sulla pubblicità" che si chiama I persuasori occulti di Vance Packart. Non è mica male, come libro. Ci sono un sacco di esempi di quanto sia facile manipolare il cervello dei consumatori. Tipo quel test in cui lo stesso detersivo stava in tre confezioni diverse: una blu, una rossa e una gialla. E giù tutte le casalinghe intervistate a discutere di quale fosse il migliore. Il blu, a quanto pare.
O quell'altro test, quando alcune telecamere in un supermercato spiavano la frequenza del battito delle palpebre dei clienti. Con risultati assurdi: fra gli scaffali la frequenza crolla, come se la gente andasse in trance. E infatti è così: la gente va in trance, vaga fra i prodotti e lascia cadere le cose nel carrello senza quasi guardarle. Il battito delle palpebre tornava a valori normali, e spesso anche a valori da stress, quando i consumatori arrivavano alla cassa, magari scoprendo di non aver con sé abbastanza soldi per pagar tutto. Beh, mica ci volevano gli esperimenti degli americani per capire che è così. Anzi, provate l'effetto devastante di una giornata di mercatoni del mobile e vedrete che la normale trance da supermercato al confronto è una quisquilia. In dolce compagnia ho fatto visita all'Emmelunga e a Ricci Casa. Ho vagato come uno zombie fra centinaia di ambientini (anche in stile, santo dio) ricostruiti per sembrare il più possibile uguali a quelli dell'IKEA, ho aperto e chiuso decine di armadi, valutato dozzine di cucine, provato anche qualche letto o divano letto. Devo ancora riprendermi. Un delirio di onnipotenza o una demenza senile spinge tutti a copiare l'IKEA. Così ecco che anche il vecchio mercatone provinciale adesso ti dà del tu: (Ciao, serviti da solo: ti offriamo una bevanda gratis a piacere), espone i prezzi con la stessa grafica e lo stesso formato di quelli degli svedesi, chiama i mobili per nome (Kredenz, credenza in legno massiccio.), mette libri scialbi sugli scaffali in esposizione ed è pieno di inservienti che non trovi mai. Non li trovi nemmeno quando per esempio vorresti chiedere loro se per caso due di quei libri scialbi li vendono mica. Perché sul tavolino in formica arancione dell'ennesima raccapricciante "cameretta dei bimbi" trovi due volumi illustrati degli anni settanta, editi da Milano Libri: I Moomin di Tove Jansson e Matteo Pistacchio di Sempé che non hai nessuna chance di ritrovare altrove e vorresti tanto avere ma che ti vergogni di rubare. E quindi ovviamente non trovi un inserviente disponibile, non c'è verso, finché non ne stendi uno con un vaso verde vomito e mentre rinviene gli chiedi informazioni senza alzare troppo la voce. Solo per sentirti dire che la "responsabile allestimento" non c'è, non ci posso fare niente, mi spiace, ciao. ![]() Dal girone dantesco dei ratealizzati siamo usciti non senza qualche perdita. Di denaro, s'intende. Concretizzatesi in: - per lei, elegante benché elementare dosazucchero sferica con beccuccio; elegante benché primitiva frusta da cucina in alluminio anodizzato garantito a vita. - per lui, scicchissimo e pesantissimo cucchiaione da cucina in legno d'olivo (sebbene prodotto in danimarca, vai a sapere); simpatica coppia di saliera e pepiera in legno molto understated 50 centesimi; elegantissima coppia di tazze in alluminio molto scuro anodizzato garantito a vita. Se non è trance questa. Propongo comunque di lanciare una nuova crociata in difesa dei valori occidentali e della purezza del cattolicesimo: Diciamo NO agli armadi con il neon! Cos'è quest'ansia di voler sempre far luce? Riprendiamoci i nostri angoli bui, i nostri spazi oscuri: no alle ante retroilluminate, no ai faretti ad accensione automatica. L'armadio ha da esser buio, come sempre è stato. Che paure avrei potuto avere di notte da piccolo se lo spiraglio di un'anta chiusa male prima di addormentarmi avesse aperto un varco non all'armata delle tenebre, ma a un nugolo di commesse troppo laccate di una luce al neon come quella della Standa? MacUbu - 12:16 - commenti (7)
Cheshire Dave: judging books by the cover. E' la copertina, quello che conta, in fondo. O no?
In realtà è il sito di un grafico-scrittore davvero niente male. Chapeau. MacUbu - 12:10 - commenti (1)
Oh, e se anche voi come me vi siete sempre chiesti da dove cazzo prende i suoi assurdi nomi l'IKEA, adesso finalmente abbiamo la risposta.
Update: qui c'è anche l'articolo originale, apparso sullo Stern. MacUbu - 10:47 - commenti (2)
Ta-daaah!
Finalmente l'ho fatto: ho comprato una di quelle microscopiche chiavette USB che fanno da disco rigido esterno, avete presente? 128 MB, 39 Euro, alla Fnac. La marca? Non c'è, praticamente la marca è USB flash disk. "Ma non è una marca, è come chiamare Auto un'auto!" Infatti: geniale. Probabilmente questo aggeggio è fatto di plastica e cartone, e si romperà al primo cambio di stagione, cioè fra qualche giorno, ma intanto. Ma intanto io lo uso per bloggare di sera, prendere il file, sbatterlo sull'aggeggio e postarlo dal lavoro alla mattina. E poi ovviamente dal lavoro, in banda larga, scarico qualche file che mi serve e me lo porto a casa. Insomma, non ho scoperto niente di nuovo, ma se non altro finalmente adesso posso farlo davvero. A proposito di risparmi sul prezzo, ho visto alla Fnac (ma c'è ovunque) un'edizione storica e importante della colossale Passione secondo S. Matteo di J.S. Bach: è l'incisione di Herreweghe per la Harmonia Mundi, son tre CD ed è in offerta, qualcosa come 19 euro. Guardate che: - questa è una delle opere più importanti mai scritte in musica in generale, e in particolare insieme all'Arte della fuga e qualche altra composizione, rappresenta uno dei vertici dell'arte di Bach. Bisogna conoscerla. Su qualunque manuale di storia della musica viene sempre descritta con uno spreco di superlativi che manco Mozart... - tre cd di questo livello in genere costano dai 60 euro in su. Quindi è in offerta a un terzo del suo prezzo. E' da approfittarne, sapendo però che viene venduta a questo prezzo senza il libretto con il testo completo. L'edizione di Herreweghe a casa mia si contende lo scaffale con quella della Philips diretta da Peter Schreier e con quella di Harnoncourt targata Teldec. Ognuna di loro ha pregi e difetti, come sempre: è questo il bello. In particolare di questa versione di Herreweghe mi irrita un po' il contralto René Jacobs: sarà anche bravo quando dirige ma non lo sopporto come cantante. Peccato per la celeberrima aria Erbarme dich (dove invece eccelle la Lipovsek diretta da Schreier). Ecco, ho soddisfatto la mia logorrea e guarda caso è proprio l'una di notte. Ma niente post intimistici, stasera. MacUbu - 10:22 - commenti (4)
Siamo tutti in vendita.
Merce da sponsor, ecco cosa siamo, prodotti da scaffale. Lo sanno tutti che oggigiorno chiunque fra noi altro non è che un numerino su un tabulato della Nielsen, un pixel qualunque negli schemi di profilazione del target di prodotto. Le riviste pubblicano certi articoli per conquistare quel certo pubblico, adatto agli sponsor che comprano le sue pagine, i partiti scrivono certi programmi per andare a pescare proprio quei certi voti (e non il contrario, come dovrebbe essere) e così via. Le aziende si contendono a bigliettoni i nostri profili personali, la nostra storia di consumatori, le nostre preferenze, le liste degli acquisti diligentemente registrate dalle carte fedeltà. Siamo tutti in vendita, almeno potenzialmente, almeno in senso figurato. Ma qui, qui dove lavoro io, fra questi corridoi frusti, dal linoleum grigio cenere, qui siamo in vendita letteralmente. Fallito il nostro network internazionale, comprati a prezzo d'occasione da un altro network, siamo solo in attesa dell'arrivo dei nuovi padroni di casa che cambieranno tutto e decideranno di noi come di vecchi mobili ormai passati di moda. Ho appena scoperto (ma le voci giravano, ovvio) che uno dei nostri clienti principali ha scelto un'altra agenzia. Era uno dei clienti su cui lavoravo, uno di quelli che ogni tanto ci permettevano di fare qualcosa di interessante. Beh, non c'è più. Stiamo diventando una scatola vuota, un oggetto da riciclare, che si tratta solo di capire dove metterlo: carta o plastica? Vetro o biologico? Mannò, qui di biologico non c'è più niente, guardateci. Incerti, curiosi, stressati, i colleghi vagano per i corridoi mormorando patetici hai sentito? e parlando di trasferimenti, mutui, buoneuscite. - a mio fratello dove lavorava lui gli han chiesto se voleva andare a roma, ha detto di no e gli han dato una buonuscita solo di tre mesi! - minchia... Account di per sé già agitatissime vagano sconsolate e telefonano ai clienti per chiederle a loro, le notizie: dai, lo so che ci state pensando, avete deciso di mollarci? Perché qui i vertici tacciono. L'a.d. non c'è. Non so se qualcuno ne abbia notizie, ma qui tutti ci chiediamo, ma dov'è? Alle Cayman sul panfilo di famiglia a trattare la resa incondizionata? Cioè quindi a firmare la dismissione di tutto il personale? Andrò a fondo mentre mi portano allo smantellamento. Come i russi, giureranno che comunque ero già stato messo in condizione di non nuocere; il che peraltro, data l'attuale inattività, è verissimo. Insomma, qui c'è un'atmosfera strana. Nessuno sa niente, nessuno dice niente. Una silenziosa, rassegnata implosione. MacUbu - 14:09 - commenti (7)
Oh, e poi da qualche tempo ormai non ho più internet a casa. Sofferenza terribile.
La cosa però fa sì che al blog siano risparmiati i post più pietosi, più intimistici e ripiegati su se stessi, quelli che si scrivono all'una di notte. Mi sa che è un bene. MacUbu - 18:26 - commenti (6)
Insomma uno si lamenta della solita retorica sul '68, poi il giorno stesso va a vedere La meglio gioventù e gli vengono i lucciconi, e si emoziona e si commuove a seguire le storie di ragazzi di quegli anni.
Se ne possono trarre diverse conclusioni: o il soggetto in questione è schizofrenico (possibile) oppure, per esempio, La meglio gioventù è un film in cui se non altro di retorica ce n'è assai poca. Propendo per la seconda ipotesi. A mente fredda, si tratta di un film pieno di luoghi comuni, di situazioni un po' prevedibili, di colpi di scena televisivi, addirittura inverosimili. Eppure non importa, non ci si fa caso, si sta al gioco volentieri. Com'è possibile? Perché Muccino spesso ti fa storcere il naso e invece qui anche davanti ai dialoghi meno spontanei non si "stacca" mai? Ci ho creduto, a questa storia. Ho creduto a questi personaggi, a queste vicende, a queste gioie e sofferenze, a questi incontri, a queste perdite, a questi ritrovamenti. Dev'essere la qualità della recitazione, della regia. Lo Cascio è un interprete straordinario, mi piace il suo volto, la sensibilità che trasmette, la sua umanità. Ecco, forse umanità mi sembra la caratteristica principale di questo film, anche nei momenti più costruiti non manca mai un che di ironico, uno sguardo affettuoso su un'umanità complicata e irrisolta, lo sguardo di qualcuno che ha vissuto e che per questo non è diventato cinico se non per finta, per mettere un po' di distanza. Alla fine si fa come lo splendido personaggio del vecchio professore di medicina (uno dei tanti personaggi minori meravigliosamente tratteggiati): è un film che meriterebbe forse solo un otto, ma gli si dà volentieri un dieci per il Fattore di simpatia: quella qualità di sentire con che rende le persone davvero uniche, davvero preziose. MacUbu - 12:39 - commenti (13)
Mercoledì prossimo, il 10 settembre, se proprio non avete meglio da fare: Bergamo, piazza Mercato del fieno, chiostro S.Francesco. Ore 20.45. Ingresso libero, credo.
Che roba è? Un concerto-spettacolo di musica rinascimentale. Insomma è il mio quartetto, roba per stomaci forti. Passando ad altro, vi invito, anzi no vi IMPONGO di alzare quel culo dalla sedia, portarlo dal vostro edicolante di fiducia per chiedergli una copia di Internazionale. Il documento completamente tradotto da The Economist sulle tristi vicende del nostro attuale presidente del consiglio è illuminante per la chiarezza e la concisa precisione nella ricostruzione dei fatti, a partire dal famoso processo SME, del quale non avevo ancora capito molte cose. Ora mi è tutto chiaro. Davvero ben fatto, davvero imperdibile, imprescindibile. Muovetevi, compratelo, leggetelo, fatelo conoscere. MacUbu - 11:59 - commenti (5)
Oggi Leonardo mi ha davvero fatto ridere. Finalmente leggo in corpo 72 questa innegabile, incontrovertibile verità: il ’68 ci ha strasfracellato i coglioni.
90 minuti di applausi! MacUbu - 10:42 - commenti (2)
Qualche giorno fa l'imperdibile sito di Kottke segnalava la BBC News Styleguide: il manuale per i giornalisti della BBC. Ovvero una raccolta di regole e regolette per un uso corretto e omogeneo dell'inglese nei servizi della grande emittente britannica.
Inutile dire che, come per tutti i prodotti BBC, la qualità della guida, e della sua scrittura, è davvero alta. Interessante, ironica, a volta davvero istruttiva, è una lettura da consigliare anche a chi semplicemente ama la lingua inglese. In particolare mi diverte la sezione Americanisms. Che si apre guarda caso con la celebre frase di Oscar Wilde: We have really everything in common with America nowadays, except, of course, language.Ed è con un certo snobismo davvero inglesissimo che la Guida ricorda ai giornalisti alcune differenze fondamentali tra l'americano e la lingua di her majesty, the Queen: British people use car parks not parking lots, having bought petrol rather than gasoline, and worry about transport issues rather than transportation. We throw stones, not rocks, because in standard English a rock is too large to pick up. Our lawyers appear in court; their attorneys appear in courtrooms. We take bodies to a mortuary; American dead are taken to a morgue. Our workers get pay rises not hikes.Un'altra sezione divertente della guida è Getting it right. Date un'occhiata. MacUbu - 16:55 - commenti (6)
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Questo blog si è trasferito qui. Aggiornare il link è una rottura di scatole, lo so. Ma fai uno sforzo. Thanks. |
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